Un messaggio dal passato



E' mezzanotte. Ho appena vinto un testa a testa particolarmente duro con Piccolé per metterla a nanna quando vedo un messaggio sul telefono.
 "Ciao, sn X! Ti ricordi di me? Ti avevo portato da Bujmegen a Weeze to catch your aereo… non so dove sei adesso, ma la mia sorella sta a milano ora e sta cercando un posto per dormire… so che è tardi ma mi sei venuta in mente".

Al momento non capisco, non ricordo assolutamente di essere mai stata in un posto chiamato Bujmegen, né tantomeno di Weeze. Poi un flash. Cinque o sei anni fa, in un momento molto scapestrato, sono andata a trovare degli amici a Utrecht. Per risparmiare, nonostante avessi solo un weekend libero, avevo preso un volo low cost per una città tedesca, da cui dovevo prendere un pullman e poi un treno per arrivare da loro.

Al ritorno è successo l'inimmaginabile: il treno olandese è arrivato in ritardo (quasi fosse un espresso italiano qualsiasi) e ho perso il pullman per l'aeroporto. Mi trovavo in Olanda e avevo un'ora per raggiungere a tutti i costi un aeroporto sperduto da qualche parte in Germania. Disperata, mi sono messa a fare l'autostop e così ho incontrato X, che stava andando in Austria ma era disposta ad allungare un po' per non farmi perdere l'aereo. Non l'ho più sentita da allora. Il suo sms, in un momento in cui rischio di annegare tra pannoloni e poppate, mi è sembrato un messaggio dal passato. Diceva: te la caverai come te la sei sempre cavata, non per niente ti chiami Calamity.

Natale e altri imprevisti




Cose che capitano a un ignaro due-mesienne nelle feste di Natale.
Nella tribù Dangefò le celebrazioni natalizie iniziano più o meno l'8 dicembre e durano un mese pieno: stipare in una sola settimana tutte le cene, i pranzi e le rimpatriate sarebbe stato impossibile. E così non siamo ancora alla vigilia ma già è successo che:

  1. Piccolé si ritrova vestita da renna (all'insaputa dei genitori).
  2. Babbo Natale vuole assolutamente fare la foto con lei (terrorizzandola).
  3. La pupa riceve tanti regali che nemmeno l'intera tribù di Brad e Angelina.
  4. Si addormenta nel caos in braccio a mamma (e si risveglia cullata da una proproprozia acquisita).
  5. Un bambino incontrato al ristorante la adotta come bambolotto (e se la vuole portare a casa).
  6. La bimba conquista una quantità di poppate anti-panico da overdose di latte. 
  7. Ha più foto del principino George (secondo me la sua prima parola sarà "selfie").
  8. Finisce dentro al presepe tra il bue e l'asinello. 
  9. Atterra con una zampata l'albero di Natale più chic della famiglia.
  10. A furia di brindisi della mamma, è già pronta per i baby-alcolisti anonimi.
ps Quasi dimenticavo… buon Natale a tutti!


Al parco - Questione di stile (e di termometro)



Il termometro balla tra i 5 e i 25 gradi e l'abbigliamento diventa una roulette russa, soprattutto per i più piccoli. E così, al parco, quando tre mamme si incontrano subito sbirciano l'una nella carrozzina dell'altra in cerca di conforto.
Mamma 1 - bimba con tuta imbottita da neve, cappello in pile e guanti.
Mamma 2 - tutina in ciniglia, giacca e coperta leggera.
Mamma 3 - vestitino di cotone, scaldacuore e lenzuolino.

Le tre si osservano e si convincono di aver sbagliato tutto, così la volta dopo mettono ai pupi:
Mamma 1 - vestitino di cotone, scaldacuore e lenzuolino.
Mamma 2 - tuta imbottita, cappello in pile e guanti.
Mamma 3 - tutina in ciniglia, giacca e copertina.

Ma ancora non ci siamo, i bebè sono semi-congelati o bolliti per il caldo e allora, la volta ancora dopo...
Mamma 1 - tutina in ciniglia, giacca e copertina.
Mamma 2 - vestitino, scaldacuore e lenzuolino.
Mamma 3 - tuta imbottita, cappello in pile e guanti.

Bisognava uscire dal loop. Ho iniziato a portare con me quasi tutto il guardaroba della bambina, dal copricostume al piumino da neve. Ma nonostante la borsa da giro del mondo, Piccolé si è raffreddata: ha il naso chiusissimo e fa fatica persino a mangiare o ad addormentarsi. Proprio adesso che sembrava arrivare il freddo vero a semplificare le cose.

ps L'angolo delle buone notizie. E' uscito il bando Inps per i buoni per nido o babysitter, sono fino a 3.600 euro a neonato se la mamma rinuncia al congedo parentale.

Pannolini e champagne



Ore 20.06, la pupa dorme già, io perdo tempo su Facebook.
C - Sto per fare un bagno caldo e ho una coppa di champagne (credevo succedesse solo nei film).
V - Ahah! Brava.
C - Ne era avanzato un po' e A. è a Milano… mica potevo farlo sgasare.
C - Certo lo champagne fa un po' a cazzotti con i pentoloni dell'acqua sul fuoco, fondamentali per un bagno veramente caldo a casa mia.
V - Aahaha! Allora non sono l'unica a fare il bagno così. Che poi diventa una volta l'anno infatti.
C - Non me ne parlare, è il primo dalla nascita di Piccolé.
V - Goditelo allora! A dopo

Ore 21.54
C - Non ci voglio credere, si è svegliata appena sono entrata in acqua!
V - La legge di Murphy per le mamme.
C - Sembrava una commedia di serie Z. All'inizio ero convinta che fosse un'allucinazione uditiva. Ma convinta proprio. Mi dicevo, rilassati! E' solo nella tua testa. E invece piangeva davvero…
C - Non volevo arrendermi così l'ho messa con la sua sdraietta vicino alla vasca, poi con il piede la cullavo, poi cantavo le sue canzoni preferite. Tutto pur di non dire addio al bagno.
C - Niente da fare, era sempre più disperata. Per calmarla almeno un po' ho dovuto prenderla in braccio (senza nemmeno asciugarmi e rivestirmi). Altro che serata di relax, col freddo che fa è già tanto se non mi viene la broncopolmonite.
V - Oh mamma.



Una stanza tutta per lei


Abbiamo smontato e rimontato, svitato e riavvitato, scollato e rincollato, spostato e rispostato tutta casa. Piccolé, serena, dirigeva i lavori. Poi, al momento di andare a dormire, ha iniziato a piangere: non ne voleva sapere. Ecco, non vuole stare nella nuova cameretta da sola, abbiamo cominciato a disperarci. Ed è così che l'abbiamo portata nel lettone, pronti a dormire lì tutti insieme come non succedeva da quando era appena nata. Avevamo alle spalle giorni di lavoro per riconquistare un minimo di intimità e rischiavamo di averne ancora meno di prima.

Sono passati dieci minuti scarsi, poi Piccolé ha spalancato gli occhioni e ha ripreso ad agitarsi. L'abbiamo portata di là (ora ha tutta per sé la stanza più grande della casa). Le abbiamo fatto vedere i suoi giochi, il materassone, la poltrona a righe. Poi l'abbiamo messa nel lettino e ha preso una faccia soddisfatta che diceva: - Ma siete matti se pensate che vengo in quel bugigattolo con voi, io me ne sto qui! E' stato bello finché è durato, ma ho bisogno dei miei spazi. Non è colpa vostra, sono io. Ho già due mesi, voglio vivere la mia vita. Vedrete, con il tempo ve ne farete una ragione -. Così si è addormentata. Ha mostrato più spirito d'indipendenza lei di noi grandi, fosse stato per me mi sa che saremmo rimasti a dormire insieme fino a 18 anni.

Non lo diciamo a nessuno


Scatole quasi chiuse, scaffali un po' smontati e un po' no. Ore di lavoro di brugola e impachettamenti. Cameretta già a buon punto. Casino totale nel resto della casa, cucina compresa. Dopo quasi un anno di progetti, viaggi all'Ikea e discussioni che hanno coinvolto l'intero clan Dangefò, abbiamo dato il via al "trasloco" per lasciare a Piccolé la nostra stanza e spostare il lettone in sala. 

Ore 23,35
- Ci pensi, potrebbero essere le ultime sere di bisbigli notturni. Libertà!
Dal lettino arriva un movimento improvviso. 
- Shh!
- Guarda come dorme, è un falso allarme.
- Shhhhhhhhhh!
- Ma non vedi che dorme? Che bella che è. Stavo pensando… e se poi, di notte, ci manca?
- Ci pensavo anch'io. Se ci manca troppo, portiamo di là anche il lettino, e non lo diciamo a nessuno.


Strano tipo di festa


Questa non l'ho capita. Ieri era la mia festa perché sono nata due mesi fa e papà è tornato prima dal lavoro. Fuori diluviava, era buissimo ma siamo usciti lo stesso. Siamo andati in una specie di casa con tanti bambini in una saletta. Uno ad uno sono andati in un'altra stanza, a volte si sentiva che piangevano o che tossivano. Noi avevamo appuntamento alle 7 e mezza ("Ora più adatta a un aperitivo che alla visita di controllo di un neonato", sbuffava la mamma), ma non ci facevano entrare mai. 

E' passata più di un'ora e io non ci capivo niente, un po' mi addormentavo addosso a papà, poi mi svegliavo e volevo la tetta, poi mi addormentavo di nuovo. Alla fine sono andata da questo dottore che pareva l'orso Yoghi, mi hanno tolto la tutina e il pannolone (mi piace sempre) e sentito il cuore, il torace, guardato negli occhi, nella gola, nelle orecchie. "Com'è buona questa bambina!" diceva Yoghi perché non strillavo come quello che era uscito prima, ma quello era "piccolo" (non come me che ho già quasi 9 settimane).

Ho pianto solo un po' quando ha fatto finta di farmi cadere per vedere se avevo i riflessi a posto e poi mi sono offesa e non volevo fare più niente. Quando mi ha pesato è rimasto sorpreso pure lui: ho superato 6 kg, sono nel 3% delle bambine più grandi in assoluto, ma sono anche altissima quindi va bene. Il dottore ha detto che possiamo partire senza problemi, e adesso chi ci ferma più?



La carta d'identità di Piccolè a un mese: she's got a ticket to ride


C'è scritto: statura 59 centimetri. Capelli castani. Occhi azzurri. Le voci "stato civile" e "professione" sono rimaste bianche. Del resto, cosa avremmo potuto mettere: ciucciatette full time? Pigrona a tempo indeterminato? Tap model? Drama queen? Piccolé ha fatto la sua prima carta d'identità e io mi sono commossa. È da quando ho scoperto di aspettare un bambino (e anche prima) che immagino di viaggiare insieme. Ora finalmente stiamo per farlo, mancano solo poche settimane. Abbiamo escluso le mete troppo lontane, troppo calde, troppo rischiose e preso i biglietti. Ora ci rimane solo da partire.




ps Prego apprezzare il coraggio con cui pubblico un video dei Beatles nonostante l'avversione di A per gli "scarafaggi di Liverpool" e la sua nota tolleranza musicale.

Il tiralatte e l'Inquisizione spagnola



Non mi stupirei di trovare in qualche museo sulla stregoneria o sulla storia della tortura un imbuto di plastica dal bordo acuminato attaccato a un piccolo serbatoio. Risponde all'innocuo nome di "tiralatte" ma farebbe la sua figura al fianco di gogne, fruste, sedie spinate e altre invenzioni dell'inquisizione.

Il seno della malcapitata che viene sottoposta al tiraggio infatti viene inserito nell'imbuto. A questo punto un motore dal suono (e probabilmente la potenza) di un aspiratore industriale ne risucchia il capezzolo spremendo e spremendo fino a farne sgocciolare fuori il latte tra rumori infernali. La poveretta, a quel punto, è pronta ad abiurare.

Sono ai primi tentativi, e non pensavo sarebbero stati così complicati. Insisterò perché il tiralatte mi serve se voglio allontanarmi da Piccolé senza smettere di allattare per andare a lavoro, a un'uscita con le amiche o un cinemetto. È (a modo suo) uno strumento di emancipazione femminile, ma anche un aggeggio diabolico. Secondo me l'ha inventato un uomo.

La fuggiasca


Ricercata giraffa arancione con le corna turchesi. Il soggetto, conosciuto con il nome in codice Raffa,  è evaso dalla casa famiglia Dangefò dove era affidato ai servizi sociali. Si presuppone sia diretto al Sud in fuga dalla pioggia. Al momento della scomparsa indossava solo un poncho multicolore e un fiocco rosso. Attenzione alle apparenze innocue, è pericoloso e ha precedenti per spaccio di latte materno (di cui mantiene l'odore). Segni particolari: orecchia destra decisamente sbavazzata.
Ogni informazione utile al suo ritrovamento sarà ricompensata.

ps Questo cartello era già pronto per essere affisso nel quartiere quando la fuggiasca, dopo tre giorni di ricerche, è stata ritrovata. Il pathos era cresciuto al punto che "È saltata fuori?" era la prime domanda di A. al telefono e, quando ho proposto di ricomprarla, mi ha risposto sconsolato: "Ma non sarà la stessa!": Raffa Giraffa è stata infatti il primo pupazzo di Piccolé e ci siamo molto legati. È ricomparsa all'improvviso, molto nascosta sotto il materasso del lettino (dove avevo già guardato): sentiva la mancanza della bambina e ha deciso di tornare?

Giramenti


Girare la testa, sia a destra che a sinistra, con una certa maestria. E' l'ultima conquista di Piccolé, e la riempie di soddisfazione. Sorride di gusto e non fa che ballonzolare il capoccione da una parte all'altra, sembra certi indiani quando annuiscono. 

Questo Grande Progresso ha portato altre novità:
  1. ora si ipnotizza a fissare la poltrona a righe anche quando non è sulla poltrona a righe,
  2. si diverte a seguire i movimenti dei suoi piedi a lungo e con il massimo interesse,
  3. ti fissa con i suoi occhioni poco persuasi qualunque cosa tu stia facendo come a dire: che mi combini stavolta?
  4. passa dal flirtare con Pier Coniglio a farlo con Compagna Percorella o con Raffa Giraffa con sconcertante rapidità,
  5. e imbruttisce il Nemico (l'amplificatore del pc) da molte posizioni diverse, grazie anche alla nuova vista da falchetto.
Adesso che domina la "tecnica" resta da imparare quello che rende grandi: non voltare la testa dall'altra parte.

Una donna in "corriera"



- Insomma, quando ti riavremo con noi? -
- Pensavo all'inizio di febbraio, quando lei compie quattro mesi. -
- Bene, goditi tutte le feste per bene e poi ci sentiamo. -
Ecco, è in quel momento esatto che il tempo ha iniziato a correre e mi sono accorta che Natale è in arrivo. Sono quasi a metà strada: dei quattro mesi di congedo con Piccolé ne è già passato uno e mezzo e ancora non riesco a staccarmi da lei per più di cinque minuti. La vedo durissima.

Oggi mi sono affacciata in redazione per dare un segno di vita e presentare la pupa ai colleghi. Sono uscita dalla tuta e rientrata (con una certa soddisfazione, visto che mi entrano di nuovo dopo la gravidanza) nei pantaloni da lavoro, ho messo un po' di trucco e infilato il trench da combattimento. Non si può andare fin là in macchina - è in centro che più in centro non si può - e così ci siamo avventurate in autobus: io, lei, la carrozzina, due vassoi di pizzette, la borsa termica con lo spumante, bicchieri, tovaglioli, giornale e ombrello perché il cielo non prometteva niente di buono. Poi mi sono ricordata di quante scale ci sono in quel palazzo.

E proprio mentre affrontavo l'ultima rampa con la pupa in braccio da una parte, la carrozzina carica di cibarie dall'altra, il telefono tra i denti e la borsa termica a tracolla (nella mia migliore interpretazione di "Mamma peciona" nonostante il trench, il trucco e il vestito professional) ho incontrato prima l'amministratore delegato e poi - ops! - anche il direttore. Per poco non gli cadevo addosso.

Se sette ore vi sembran poche


La lotta è stata dura ma abbiamo vinto: dopo 34 notti di mobilitazione abbiamo conquistato (quasi) sette ore di riposo tra l'ultima poppata della notte (inizio ore 23.10) e la prima del mattino (5.50). 

Basta turni massacranti dalle 2 alle 5 am. Basta maratone notturne con pupa in braccio. Basta cambi-pannolino alla cieca per evitare di accendere la luce. Era un risultato inimmaginabile anche solo due giorni fa quando le trattative erano saltate alle 4 del mattino e per riportare la calma era stata necessaria una marcia di tre ore tra l'ingresso, la cucina e il soggiorno. 

Ringraziamo per il supporto la compagna Pecorella, Raffa Giraffa e Pier Coniglio e sottolineamo l'eroica resistenza di Piccolé, che ha tenuto duro nel sonno ad oltranza nonostante il diluvio universale, un pannolone da 5 kg e la goffaggine di mamma (che è inciampata nel lettino ben due volte). 

Il risultato di oggi rappresenta un passo fondamentale che ci batteremo per difendere e rafforzare ogni giorno. La lotta continua.

C, A e Piccolé Dangefò


ps Speriamochedurisperiamochedurisperiamocheduri!

Ora che sono grande



Ho un mese! Finalmente sono grande, ormai ho capito come va il mondo. Visto che la so lunga lo spiego anche a te.

Quando hai fame, chiama e una tetta arriva, è inutile sgolarsi, diventare viola e cercare di suicidarsi giù dalla sdraietta. Lei arriva.

Quando arriva è necessario attaccarla con una foga da Lo squalo 4 e annegare nel latte, così dopo un po' anche la fame cosmica passa.

Questo non succede se, invece che una tetta, stai ciucciando il naso di papà, ma mostrati lo stesso soddisfatta o ci rimane malissimo (lo stesso vale quando ti fa ascoltare i suoi "preziosissimi" vinili).

Quegli artigli che ti inseguono ovunque sono in qualche modo legati al tuo corpo e, so che sembra incredibile, ma con enormi sforzi puoi addirittura arrivare a controllarli (o quasi).

Il momento migliore per fare la cacca è durante il cambio del pannolino, quando stai con le gambe per aria (ti consiglio un angolo di 70-85 gradi per la massima potenza del getto).

L'amplificatore del computer è il nemico, è fondamentale fissarlo con odio ogni volta che sei sul divano a righe per tenerlo al suo posto.

Il mondo è un posto decisamente più interessante di come sembrava a prima vista.

Poi smette



Al telefono con mio papà.
- Pronto?
- Ciao tesoro, come va oggi?
- Insomma, mi sembra che ogni giorno diventa un po' più grande, e rompe un po' di più.
- Certo, anche tu facevi così. Poi hai smesso… a 18 anni.

Perfetto! Mancano solo 17 anni, 11 mesi e tre giorni, che vuoi che sia.

Postini sull'orlo di una crisi di nervi



Vedo un motorino delle poste parcheggiato sotto casa e un ragazzo giovane giovane con la faccia simpatica.
- Buon giorno, è lei il postino? -
- Si, sono nuovo. -
- Scusi, non so se posso chiedere a lei... È che sono abbonata a una rivista e da qualche settimana non mi arriva più. -
- Non me ne parli, è un disastro! Un mese fa quella che faceva questo giro, la bionda, se n'è andata e non l'hanno sostituita. Non può capire che macello! Non ha consegnato niente nessuno e poi hanno mandato me, che sono nuovo. È il panico, deve vedere che arretrati, ho dovuto ricominciare dalle raccomandate. - alza la voce - Trovo raccomandate di fine agosto! Io non ci dormo la notte, non mangio più e la gente è incavolata nera. Fanno bene, ma io sono precario, se questi protestano a me mi lasciano a casa, e poi come faccio? - quasi piangendo - Ma è vita questa? -
- Coraggio! Non faccia così, vedrà che riuscirà a consegnare tutto senza problemi. E poi per la mia rivista non è grave… tanto con la bambina ho pochissimo tempo per leggere. Se la ricevo o no, in fondo, è quasi lo stesso. -
- Comunque se mi dà il suo nome e il titolo della rivista gliela vado a cercare e gliela porto. -
Gentile e paranoico, il postino sclerato è il nuovo degno acquisto del nostro quartiere.




Ps Le esplorazioni con Piccolé si estendono. Siamo arrivate a piedi quasi al fiume con un coraggio da vere pioniere. Lei è sempre più grande, una gigante. A meno di un mese è dovuta passare dalla culla al lettino, se va avanti così tra un po' mi si mangia tutta intera.

* Foto di Martina

Come Thelma & Louise




A. è ripartito. Prima o poi doveva succedere che tornasse a Milano. Sarebbe stato solo per tre-quattro giorni e io ero determinata a godermi un po' di solitudine con Piccolé facendo cose da ragazze. Non è andata proprio secondo i miei piani.

Domenica sera, mentre A. era ancora in treno verso il Nord, io piena di ottimismo gli scrivevo: - Oggi è stata bravissima, chissà se sente che la sua mamma ha un po' paura e ha bisogno di lei. A volte mi sembra così "saggia" -. Quattro ore dopo (alle 2 e mezza di notte) sbandavo per casa con la piccola in braccio nella sua migliore interpretazione della scimmia urlatrice.

Lunedì alle 17 ero decisa a portarla al parco. Ho montato l'ovetto sulla macchina, caricato la pupa e premuto l'acceleratore. Alle 17.02 ero tornata al punto di partenza con una bambina-peperone accanto; aveva urlato così tanto nel primo isolato che abbiamo ripiegato su una passeggiata a piedi nel quartiere.

Martedì finalmente sono riuscita a combinare qualcosa secondo i progetti. Sono andata a fare shopping con Piccolé ed alcune amiche (ho anche trovato un fantastico lettino Stokke di occasione). Poi sono tornata a casa e mi sono arresa di fronte all'ennesima colichetta della bambina: ho chiamato la mamma (la MIA mamma).

Oggi l'obiettivo è ambizioso: andremo all'università per la laurea di una mia amica. Non oso immaginare cosa succederà. L'ultima volta che siamo uscite siamo rientrare coperte di cacca gialla esplosiva io, la bambina e tutto quello che era con noi dalla mia borsa alla fascia porte-enfant. Immagino che prima o poi ci prenderò la mano…


ps Tanti auguri a Piccolé. Oggi compie tre settimane. E stasera… torna papà!




Operazione verità - Il post parto o i 20 giorni dell'Apocalisse





I 20 giorni dell'Apocalisse sono quasi finiti. Ora dovrebbe iniziare la parte più facile del puerperio, o almeno così promette Francesca, l'ostetrica che in queste prime tre settimane dopo il parto ci ha fatto da guida, oracolo e soprattutto "genio della lampada" risolvendo dubbi, problemi e crisi di panico.

Nessuno mi aveva preparato a cosa sarebbero stati questi giorni e riflettevo con un'amica che forse è il caso di fare un'operazione "verità". Si dice sempre (molto pudicamente) che la neomamma è "stanca" ma non è solo quello. Di solito:

- Ha dei punti sulla patata che le rendono molto difficile stare seduta e camminare (e a volte anche stare sdraiata). Non si riassorbiranno che dopo settimane.
- Prova ad allattare anche se ha delle ferite sui capezzoli che non le fanno male solo se sta con le tette all'aria. Il suo seno è gonfio, dolorante e sgocciola latte come una tubatura rotta.
- Ha grosse perdite di sangue che possono durare anche 40 giorni (praticamente recupera in una volta sola tutto il ciclo che non ha avuto in 9 mesi).
- Le fanno male le ossa della schiena e del bacino come se ci fosse passata attraverso una persona (ah, già, ci è passata attraverso una persona).
- Andare in bagno per lei è a dir poco complicato, probabilmente prende dei lassativi e potrebbe avere anche le emorroidi.
- È vittima di una tempesta ormonale come nemmeno una mucca pazza: è tanto felice, poi ha voglia di piangere per ore e senza motivo.
- Non avrebbe mai immaginato che sarebbe rimasta così grossa.
- Ha tanto tanto tanto sonno ma tra poppate notturne e pensieri non ha mai dormito così poco.

Noi direi che ce la siamo cavata. Piccolé ha proprio un buon carattere (lo ha detto pure il nuovo pediatra) e siamo stati abbastanza tranquilli, limitando il più possibile l'invasione di parenti e amici in festa. Ora piano piano si ritorna alla normalità, pronti ad aprire le danze.

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L'addestratrice tedesca


All'inizio sembrava una buona idea, sempre meglio che continuare a girare alla larga dalla bilancia e a farle le boccacce se mi sfida a pesarmi. Mi piacerebbe tornare in forma presto e quando le ragazze del corso preparto hanno iniziato a parlare di fare un po' di sport insieme immaginavo scorrazzate con Piccolé in un parco ridacchiando e spettegolando con le altre mamme. Forse ho detto di sì troppo in fretta. 

La tedesca, infatti, ha preso in mano la situazione e ha detto che sarà lei il nostro coach. Continua a mandarci foto di manuali di fitness teutonici in cui mi sembra di vedere riferimenti neonazisti: la mamma accenna a un saluto a braccio teso fin dalla copertina mentre un arianissimo bebè fissa l'orizzonte con sguardo volitivo. Poi ha iniziato a manifestare impulsi sadici in chat, è arrivata a scrivere: - La musica per l'allenamento saranno i pianti dei nostri topini! ;) -

Mi fa paurissima, anche nella faccina sorridente del suo messaggio vedo un ghigno minaccioso. Ed è sempre più difficile accampare scuse per sottrarmi, la mamma ipercattolica ha detto che quando farà freddo potremo allenarci in parrocchia da lei e che, siccome i bambini verranno con noi, allattarli e cambiarli non sarà un problema, potremo farlo tra un esercizio e l'altro. S.O.S. qualcuno venga a salvarmi.



ps Sempre in tema di bellezza e vanità, ieri ho scoperto (in una delle mille visite in farmacia da brava mamma ipocondriaca) che esistono delle creme cosmetiche al "veleno naturale di api", roba da streghe vere. Ancora di più perché sull'etichetta c'è scritto che il siero viene estratto senza nuocere in alcun modo agli animali. Sono due giorni che mi domando come possono farlo, secondo me chiamano Malefica.

Dimmi come allatti e ti dirò chi sei



La mia trasformazione in un ciuccio gigante è quasi compiuta. Sono felice di allattare ed è bello vedere Piccolé crescere di giorno in giorno al mio seno, ma ancora non mi sento molto a mio agio in questa versione "mucca". Lei mangerebbe sempre - solo nella prima settimana ha preso mezzo chilo! - e io mi sento un po' svuotata. Intorno, invece, vedo mamme molto sicure di sé e del loro stile di allattamento.

Mamma fondamentalista - Per lei allattare al seno è una missione di OGNI donna e assolutamente fondamentale per dare il meglio ad OGNI bambino. E' pronta a scendere in piazza per un flash mob a seno nudo per promuovere l'allattamento di cui si sente un'ambasciatrice davanti alla società e alle mamme che non vogliono o non possono allattare.

Mamma fetish-chic - E' perfettamente a suo agio con le tette all'aria, soprattutto se sfoggia scintillanti copricapezzoli in argento (vedi foto). Questi sono una meraviglia contro i morsi dei neonati e le ragadi, ma decisamente imbarazzanti, se non si è fan sfegatate dello stile di Madonna negli anni 90. Questo è il caso della Mamma fetish, che riesce a cogliere un lato sexy (un po' bondage) anche nei mutandoni a rete e nei pannoloni post parto.

Mamma sportiva - Con un braccio tiene il bimbo al seno, con l'altro gira la pasta, intanto parla al telefono e controlla l'agenda. Non so come faccia, ma è un vortice di attività e tutto sembra incastrarsi alla perfezione.

Mamma Hi tech - Conosce e ha provato ogni modello di tiralatte, ogni tipo di biberon e tettarella e ogni posizione di allattamento. Può discutere per ore e senza confondersi dei vantaggi della presa a pallone da rugby, di quella incrociata o dell'allattamento da sdraiata.

Io al massimo sono
Mamma peciona - La contraddistinguono le macchie che si accaniscono su di lei e i suoi vestiti dall'attimo dopo la doccia. Si riconoscono macchie di latte, della pomata salva-capezzoli alla lanolina, dell'olio di mandorle per il babymassaggio, della tintura di calendula per i punti, ma ci sono anche macchie non meglio identificate e probabilmente finora sconosciute all'umanità per forma, dimensione e resistenza ai detersivi.


ps Qualcuno per favore convinca A. a non attaccarsi Piccolé al naso che me la confonde. - Ma ciuccia così bene! - protesta, quando gli dico di piantarla.


Nel vasto mondo




Erano giorni che scrutavo la mappa di Roma alla ricerca del Luogo perfetto. Ieri finalmente sarei potuta uscire con Piccolé e dove potevo portarla? Il primo pensiero era stato il Giardino degli aranci, sopra il Circo Massimo, con il profumo degli agrumi e la vista su tutta la città. Oppure lungo l'Appia Antica dove si fondono campagna e antichità o a villa Pamphili, dopo tutte le volte che ci siamo andati con A. in questa estate di attesa. Sarebbe andato bene anche il giardinetto dietro casa dei miei, sotto gli ombrelloni dei pini.

Poi ci ho messo più del previsto a riprendermi dal parto, ancora alla notte mi sveglio che batto i denti e tremo per una violenta calata di latte (pare che sia "normale") e i punti non mi permettono di fare molta strada a piedi. Poi A. ha dovuto lavorare e, quando è tornato, è crollato addormentato accanto a noi due che già ronfavamo e così si sono fatte le sei. Che fare, rimandare tutto a domani?

Abbiamo deciso di uscire lo stesso, inseguendo gli ultimi raggi di sole. Abbiamo portato Piccolé in trionfo dal meccanico egiziano Abramo, che si è quasi commosso, e poi dalle fornaie chiacchierone facendo lo slalom tra i lavori stradali e le macchine in doppia fila. La nostra vera meta però era la birreria di quartiere, dove ci siamo seduti ai tavolini all'aperto e ho bevuto la prima media chiara - da quasi nove mesi - nel nostro primo happy hour con Piccolé. Lei dormiva beata. Ecco, forse non sarà stata un'uscita epocale, da ricordare, ma è stato il primo ritorno a una parvenza di normalità e ci è proprio piaciuto.



ps Oggi era santa Sara e (prima di decidere che a me la moglie di Abramo non è che mi piace tanto per quella storiaccia dell'abbandono nel deserto della schiava Agar e del figlio Ismaele) ho fatto la prima torta per la bambina, una tarte tatin alle mele. Poi ho pensato* che, se proprio Piccolé deve festeggiare un onomastico, può essere il 24 maggio, la festa di Sara la Nera, la protettrice dei gitani e di chi è senza casa (sembra che pure Vinicio le abbia dedicato una canzone).

*A. si dissocia platealmente da quest'ultima riflessione.



Favole al telefono ai tempi di WhatsApp



Piccolé compie oggi una settimana e fervono i festeggiamenti Dangefò. Intanto su WhatsApp...

Gruppo LeZiette
P - E' troppo troppo troppo bella!
C - Le ho appena letto la sua prima storia. L'acciarino di Andersen, un po' splatter ma con il lieto fine.
P - L'acciarino di Andersen!?!?!? Oh santo cielo! Urge fornitura di rivisitazioni della Disney!
C - Altro che Disney, l'edizione integrale illustrata delle favole di Andersen. Tutta vita!
P - E' come per i Grimm, mica puoi dirle che la sirenetta diventa schiuma di mare. I piccoli hanno bisogno di sogni.
C -  Sono storie bellissime e, se proprio le cose si mettono male, cambio il finale.
P -  Puoi dirle che la sirenetta ha lasciato quel gran palle del principe ed e' diventata un avvocato con fatture a tre zeri! ;)
P - Oppure che e' diventata un super avvocato e... Ha sposato George Clooney!
I - Oppure che se la so' magnata all'acquapazza!

ps Stiamo bene, ancora piuttosto fusi dal parto e da tutte le novità, ma innamoratissimi della pupa che sta dando il meglio di sé: mangia, dorme, ride (anche se non dovrebbe esserne ancora capace) e si fa adorare da tutti.


* Disegno di Fabian Negrin per L'acciarino da H. C. Andersen, Fiabe e storie, Donzelli.




Trippa-advisor Latteria familiare Dangefò


Nuova recensione inserita dall'utente Piccolé (5 giorni):

Latteria familiare Dangefò

Latte delizioso della migliore qualità, ma che attesa! Giorni e giorni con mini stuzzichini a base di colostro prima di essere serviti decentemente. Poi porzioni fin troppo abbondanti, da annegarci dentro.

Servizio sollecito e affettuoso ma molto imbranato. Sono aperti 24 ore su 24 però mostrano inefficienze, soprattutto nel servizio di cambio-pannolino, nella fascia notturna. Hanno ceduto a questa moda del ruttino, poi, che non convince per niente.

Location ampia e luminosa (rispetto alla precedente esperienza nell'altra struttura gestita dai titolari, La Panza), ma manca una piscina per fare una bella nuotatina e non capisco perché si ostinino a mettere l'ospite nella culla quando si sta tanto bene insieme nel lettone.

Voto: quattro stelle, con GROSSI margini di miglioramento.

Qui comincia l'avventura


E adesso siamo in tre. E' il momento di iniziare un nuovo diario. Le avventure passate con A, Piccolé e gli altri della tribù Dangefò quando la pupa era ancora nella panza le avevo raccontate su 40 settimane (e mezzo) tra nomadismi Roma-Milano, lavori improbabili, amici e viaggi. Pubblico anche qui sotto i primi post per mostrare da dove è partita la nostra piccola carovana, chi può dire dove arriverà?

Cose da fare prima che arrivi Piccolé



Cose da fare prima che arrivi Piccolé. Finora mi ero concentrata su idee pratiche e di buon senso sulla casa, il lavoro e la lontananza del papà. Poi ci siamo seduti a tavolino con A. e abbiamo pensato che potevamo fare molto di meglio. Ecco la nostra nuova to do list:

1 - Ronfare come ghiri tutto il weekend (d'accordo C e A)
2 - Andare al cinema più spesso possibile (C)
3 - Mangiare fuori tantissimo (A)
4 - Darci al tango (C, A rilancia con il rock'n'roll acrobatico facendo naufragare il progetto)
5 - Partecipare alla corsa dei tori a Pamplona (A)
6 - Provare il bunjee jumping (C, A mette il veto)
7 - Viaggiare in Iran o Bolivia (A, C mette il veto)
8 - Improvvisare, cambiare programma, sbagliare strada, fare tardi (C)
9 - Seguire tutte le tappe dei Pearl Jam in Italia e magari anche in Europa (A)
10 - Imparare a cucinare etiope o indiano, comunque speziatissimo (C)
10bis - Vedere gli All Blacks in Nuova Zelanda (A e C, il budget mette il veto)

Di cosa ci siamo scordati?



Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

Nella terra di mezzo



Questa è una dichiarazione d'amore per la mia strada. Dici "abito a Roma" e tutti si immaginano una camera con vista sul Colosseo (magari con Scajola per dirimpettaio) o minimo minimo una romantica casetta color pastello a Trastevere. Io vivo un po' più in là, non ancora in una periferia "dura e pura" ma neanche tra viali alberati e palazzine liberty.

Quando hanno inventato la versione capitolina di Risiko (il geniale Rosiko) hanno lasciato un buco nero in questa zona  tra il "Non solo centro" dei vari Prati, Vaticano, Villa borghese e i "Territori del Nord-Ovest" che si estendono dalla Balduina fino a Casal del Marmo e la Giustiniana.
Ecco, qui siamo nel regno dei palazzoni anni 60 che si affacciano su altri palazzoni anni 60 (anche se ancora, a saper dove guardare, ogni tanto spunta tra le antenne paraboliche uno spicchio di Cupolone).

I turisti da queste parti ci finiscono solo se si perdono mentre cercano i Musei Vaticani, ma abbiamo anche noi le nostre attrattive:

1 Il meccanico egiziano Abramo, che ti saluta con entusiasmo ogni volta che passi davanti alla sua officina anche se non hai macchina né motorino (compensa proponendoti ad ogni festa comandata di assoldare un soprano o una ballerina del ventre, interpretati sempre dalla sua nipote disoccupata);
2 Le fornaie chiacchierone, capaci di vendere quintali di pizza bianca anche alla più anoressica delle modelle;
3 La palestra coatta con luci al neon e musica tunza tunza che cerca di darsi un tono con i corsi di pilates. "Sugli ischi! Ho detto che ve dovete da poggià sugli ischi!", risuona per tutta la sala;
4 Il porno-pizzicagnolo (droghiere, per chi non mastica la lingua), io ancora ho timore ad avventurarmici da sola. Ma tra battutacce e apprezzamenti pesanti è una garanzia di successo per gli amici che vengono da fuori: "Molto pittoresco";
5 Le sorelle-bruciacaffé, si suppone debbano essere delle bariste ma, vista la scarsa attitudine all'espresso, immaginiamo che sia una copertura. Il mistero è perché continuiamo ad andarci;
6 Il fruttivendolo mummificato. C'è chi è pronto a giurare che sia in quel negozio fin dalla prima guerra mondiale, è "antico" più che vecchio. A un certo punto aveva anche venduto, ma poi non sapeva che fare a casa senza la sua bottega e se l'è ricomprata. Da lì combatte tremolante contro una decina di concorrenti del Bangladesh che lo hanno circondato, ma lui non si arrende;
7 La pizza al taglio più cara di Roma. La strategia è andarci che sei già strasazio e ordinare "giusto un assaggio". Se riesci a sopravvivere al conto, è una vera goduria.

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Questo post è stato pubblicato in origine sul mio blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.


* Foto credit: Tic edizioni

La strage delle mamme Disney



Pensavo… Forse non è poi così strano il senso di spaesamento che mi prende ogni volta che penso al futuro e a cosa sarà la mia vita dopo che nascerà il Girino. Del resto, per una come me cresciuta a pane e cartoni, dire che mancano modelli di mamme belle e felici è poco. 

C'è una cosa che accomuna quasi tutte le mamme dei cartoni animati: muoiono.
A volte la tragedia avviene in diretta come nel sadico Bamby, oppure rimane sullo sfondo lasciando il palcoscenico alle terribili matrigne. Del plotone degli orfani fanno parte Cenerentola, Biancaneve, Jasmine, Nemo, Semola, Belle e tanti altri.

Quando anche la mamma c'è, ha l'abbandono facile. Quella della Bella Addormentata, di fronte alle minacce di Malefica, pensa bene di mandare la piccolina a vivere nel bosco affidata a tre nonnette litigiose e arteriosclerotiche. Quella della Sirenetta risulta dispersa (o è forse il gambero Sebastian in una modernissima famiglia omosex?). Quella di Peter Pan lo lascia scappare nell'Isola che non c'è. Quella di Mogwli se lo perde addirittura nella giungla, il massimo dell'inaffidabilità.

L'unico modello positivo di mamma Disney che mi viene in mente è Duchessa, quella degli Aristogatti. Non solo riesce a salvare i suoi cuccioli e a riportarli a casa ma nel frattempo trova anche il tempo di conquistare Romeo er Mejo der Colosseo, addomesticarlo e unirsi per una notte a un gruppo di musicisti vagabondi. Niente male come proposito.


ps Qui tutto bene. Ho letto che il piccoletto sta assumendo in queste settimane un "aspetto antropomorfo", lo dicevo io che fino ad ora era un Girino! Ho letto anche che dopo la nascita del primo bambino, il reddito di una famiglia diminuisce del 20-25%, che paura!
Intanto continuano a moltiplicarsi occasioni di lavoro poco compatibili con la panza. Forse finora ho sottovalutato come sarà incastrare pupo e lavoro (e prima o poi trovare anche qualcuno che mi assuma "davvero", cosa che non sarebbe male!). A. invece e felicissimo e continua a chiedere: Ne facciamo un altro?



Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

Se 600 km vi sembran pochi



Anni e anni di esperienza mi hanno convinta di una semplice verità: romani e milanesi lo fanno a posta a non capirsi. Penso al piccoletto che nascerà e già lo vedo districarsi non solo tra treni, aerei, ritardi, code e last minute ma anche con l'ostinata determinazione di chi lo circonda a non comprendere le sue richieste più semplici. Non saprei spiegare altrimenti tutta una serie di equivoci più che quotidiani che capitano a chi fa la spola tra le due città.

- Ormai è un classico la barista lumbard che ti porge un gelato quando le chiedi "Cappuccino e cornetto per favore", dimenticando tra i fumi del sonno che dovresti ordinare una raffinatissima "brioche".
- Ma c'è anche l'autista capitolino che, alla richiesta "Dove ferma la 90?", risponde schifato "E che è?" perché i nomi degli autobus (affettuosamente "auti") sono sempre al maschile a Roma, a Milano un po' e un po'.
- Analogamente, più a Nord, incontri la signora (dicesi "sciura") che ti dà le indicazioni per un negozio all'ingrosso se le chiedi "Dov'è la metro?". Avresti dovuto dire "il metrò".
- Poi come dimenticare il giornalaio romano che, se compri "Repubblica e il Corriere", ti porge convinto il Corriere dello Sport indipendentemente dal tuo sesso, età e abbigliamento?
- O il gelataio meneghino che non ti capisce se gli chiedi "una boccetta d'acqua" (dopo averti negato un bicchiere di quella del rubinetto e fatto pagare un extra per la panna montata).
- C'è anche il fornaio trasteverino che si rifiuta di venderti le frappe se le chiami "chiacchiere", la bomba alla crema se la chiami "krapfen" o la pizza bianca se la chiami "focaccia" (ma in questo ultimo caso, devo ammettere, gli dò ragione).
- E infine resta il grande mistero di cosa sia "la schiscetta"*.

Questi sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente, ma ogni giorno ne capitano di nuovi. Possibile che sia davvero così difficile capirsi?

ps Ho trovato un'offerta speciale, torno al Nord questo finesettimana.



* Dopo lunghe ricerche, ho scoperto che la famigerata schiscetta sarebbe il pranzo al sacco in un qualsiasi ufficio milanese. O almeno credo.


Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

Cose molto pericolose




- Dottore, ho mangiato delle formiche vive, pensa che può far male?
- Ma… QUANTE ne ha mangiate?
- Due o tre, sapevano di sale e limone, pensa che può far male al bambino?
- Non credo, ma... perché le ha mangiate?!

Già, perché? Direi che "perché non sapevo di essere incinta" non è una scusa sufficiente. E' che ero in Amazzonia ecuadoregna, nella mia migliore interpretazione della Piccola Esploratrice in Luna di Miele. La guida ci aveva detto di imparare a riconoscere le formiche commestibili, nel caso ci fossimo persi nella giungla. E così… le ho assaggiate. Una per cominciare, ma era così piccola che non si sentiva niente, e così un altro paio. Non erano male. Ora mi sembra la conferma incontrovertibile e definitiva che sarò una madre degenere, anche perché nell'ultimo mese mi sono capitate diverse cose strane e pericolose:

- Ho camminato su tronchi sospesi su una laguna con piranha e caimani,
- Mi hanno punto insetti di ogni forma e dimensione,
- Ho fatto l'altalena tipo Tarzan su liane lunghe 20 metri,
- Ho bevuto viscidi intrugli di "frutta" non meglio identificata,
- E mangiato uno spiedino di larve alla griglia (grandi come albicocche),
- Ho preso una sfilza di medicine e vaccini che neanche alle Olimpiadi dell'ipocondria.

Ora continuo a domandarmi, ma perché l'ho fatto? Nel viaggio di nozze ci sono stati anche lunghi bagni nelle acque tropicali e passeggiate in spiaggia al tramonto, ma - come ti sbagli - allora non dovevo essere ancora incinta.

ps Ho rifatto il test per le Beta-Hcg, continuo a sfornare ormoni che neanche la Monsanto nei suoi tempi migliori. Incrociamo le dita.


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Come siamo finiti qua



C'era un ostello a Parigi. C'era una ragazza di Roma che non sapeva dov'era Varese e un varesotto indignato. Tutto cominciò con un "Hi! Do you know what bed is free?".

Doveva essere una cotta di fine estate. Da allora ci siamo inseguiti per sei case in giro per il mondo da Solbiate Arno a Urbana Illinois, ripassando da Roma, Parigi, Milano (come neanche un negozio di scarpe alla moda). Non ci siamo lasciati mai (per più di sei ore). 

Abbiamo viaggiato come non avremmo nemmeno pensato (soprattutto in treno tra Roma e Milano) e abbiamo anche vissuto insieme per quattro anni, poi le nostre strade si sono allontanate di nuovo. Ora lottiamo per riavvicinarle. 

Intanto ci siamo sposati, a settembre, con una grande festa in un parco di Roma. C'era molta birra e un pallone da rugby, secondo me ci porteranno fortuna.

ps Ho fatto la prima visita - il dottore è un incrocio tra Einstein e SuperPippo - non si vede ancora l'embrione, ma sembra che proceda tutto bene. Devo rifare l'eco tra due settimane. Che palle!


Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

Sai tenere un segreto?



Lo sai tenere un segreto? Io assolutamente no. Ma sono incinta, molto incinta, ed è meglio che nessuno lo sappia più a lungo possibile, magari 40 settimana (e mezzo). Giusto il tempo per sistemare un po' di cose ed essere pronta ad affrontare quello che verrà.

Non ci aspettavamo che sarebbe successo così, subito subito, neanche il tempo di tornare dalla luna di miele, e ci troviamo un po' spiazzati. Viviamo a più di 600 km di distanza e il mio lavoro non contempla nemmeno lontanamente l'idea di una gravidanza. Scrivo qui, così provo a non tradirmi. 

Da nemmeno tre giorni so che aspetto un bambino e già ho rischiato di farmelo scappare con:
1  la mia amica che vive in Ciad - perché mi ha scritto un'email
2  il meccanico sotto casa - perché mi saluta sempre
3  DUE colleghe - "Non sapete che fame! Ho fatto le analisi del sangue"
4  la signora del forno - per giustificare l'acquisto di un chilo di pizzette alle olive
5  la mia cugina preferita
6  la psyco-vicina di casa 
7  i genitori di mio marito via Skype
8  Oscar Farinetti - sì, quello di Eatily, che dovevo intervistare per lavoro.

Ma A. (nella foto con i capelli dritti e gli occhi da overdose di anfetamine) è stato rigidissimo: al momento sono ammessi allo scoop solo i genitori e mia sorella.

Per lui è tutto più facile: da quando si è accorto che l'autoradio trasmetteva i Pearl Jam (Alive!) proprio mentre aprivamo i risultati delle prime analisi del sangue è convinto che andrà tutto bene. Potere di Eddie Vedder! 
Del resto, nelle prossime 40 settimane (e mezzo), dobbiamo solo cambiare città, casa e lavoro, un gioco da ragazzi.

Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.