Se 600 km vi sembran pochi



Anni e anni di esperienza mi hanno convinta di una semplice verità: romani e milanesi lo fanno a posta a non capirsi. Penso al piccoletto che nascerà e già lo vedo districarsi non solo tra treni, aerei, ritardi, code e last minute ma anche con l'ostinata determinazione di chi lo circonda a non comprendere le sue richieste più semplici. Non saprei spiegare altrimenti tutta una serie di equivoci più che quotidiani che capitano a chi fa la spola tra le due città.

- Ormai è un classico la barista lumbard che ti porge un gelato quando le chiedi "Cappuccino e cornetto per favore", dimenticando tra i fumi del sonno che dovresti ordinare una raffinatissima "brioche".
- Ma c'è anche l'autista capitolino che, alla richiesta "Dove ferma la 90?", risponde schifato "E che è?" perché i nomi degli autobus (affettuosamente "auti") sono sempre al maschile a Roma, a Milano un po' e un po'.
- Analogamente, più a Nord, incontri la signora (dicesi "sciura") che ti dà le indicazioni per un negozio all'ingrosso se le chiedi "Dov'è la metro?". Avresti dovuto dire "il metrò".
- Poi come dimenticare il giornalaio romano che, se compri "Repubblica e il Corriere", ti porge convinto il Corriere dello Sport indipendentemente dal tuo sesso, età e abbigliamento?
- O il gelataio meneghino che non ti capisce se gli chiedi "una boccetta d'acqua" (dopo averti negato un bicchiere di quella del rubinetto e fatto pagare un extra per la panna montata).
- C'è anche il fornaio trasteverino che si rifiuta di venderti le frappe se le chiami "chiacchiere", la bomba alla crema se la chiami "krapfen" o la pizza bianca se la chiami "focaccia" (ma in questo ultimo caso, devo ammettere, gli dò ragione).
- E infine resta il grande mistero di cosa sia "la schiscetta"*.

Questi sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente, ma ogni giorno ne capitano di nuovi. Possibile che sia davvero così difficile capirsi?

ps Ho trovato un'offerta speciale, torno al Nord questo finesettimana.



* Dopo lunghe ricerche, ho scoperto che la famigerata schiscetta sarebbe il pranzo al sacco in un qualsiasi ufficio milanese. O almeno credo.


Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

Cose molto pericolose




- Dottore, ho mangiato delle formiche vive, pensa che può far male?
- Ma… QUANTE ne ha mangiate?
- Due o tre, sapevano di sale e limone, pensa che può far male al bambino?
- Non credo, ma... perché le ha mangiate?!

Già, perché? Direi che "perché non sapevo di essere incinta" non è una scusa sufficiente. E' che ero in Amazzonia ecuadoregna, nella mia migliore interpretazione della Piccola Esploratrice in Luna di Miele. La guida ci aveva detto di imparare a riconoscere le formiche commestibili, nel caso ci fossimo persi nella giungla. E così… le ho assaggiate. Una per cominciare, ma era così piccola che non si sentiva niente, e così un altro paio. Non erano male. Ora mi sembra la conferma incontrovertibile e definitiva che sarò una madre degenere, anche perché nell'ultimo mese mi sono capitate diverse cose strane e pericolose:

- Ho camminato su tronchi sospesi su una laguna con piranha e caimani,
- Mi hanno punto insetti di ogni forma e dimensione,
- Ho fatto l'altalena tipo Tarzan su liane lunghe 20 metri,
- Ho bevuto viscidi intrugli di "frutta" non meglio identificata,
- E mangiato uno spiedino di larve alla griglia (grandi come albicocche),
- Ho preso una sfilza di medicine e vaccini che neanche alle Olimpiadi dell'ipocondria.

Ora continuo a domandarmi, ma perché l'ho fatto? Nel viaggio di nozze ci sono stati anche lunghi bagni nelle acque tropicali e passeggiate in spiaggia al tramonto, ma - come ti sbagli - allora non dovevo essere ancora incinta.

ps Ho rifatto il test per le Beta-Hcg, continuo a sfornare ormoni che neanche la Monsanto nei suoi tempi migliori. Incrociamo le dita.


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Questo post è stato pubblicato in origine sul  mio blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

Come siamo finiti qua



C'era un ostello a Parigi. C'era una ragazza di Roma che non sapeva dov'era Varese e un varesotto indignato. Tutto cominciò con un "Hi! Do you know what bed is free?".

Doveva essere una cotta di fine estate. Da allora ci siamo inseguiti per sei case in giro per il mondo da Solbiate Arno a Urbana Illinois, ripassando da Roma, Parigi, Milano (come neanche un negozio di scarpe alla moda). Non ci siamo lasciati mai (per più di sei ore). 

Abbiamo viaggiato come non avremmo nemmeno pensato (soprattutto in treno tra Roma e Milano) e abbiamo anche vissuto insieme per quattro anni, poi le nostre strade si sono allontanate di nuovo. Ora lottiamo per riavvicinarle. 

Intanto ci siamo sposati, a settembre, con una grande festa in un parco di Roma. C'era molta birra e un pallone da rugby, secondo me ci porteranno fortuna.

ps Ho fatto la prima visita - il dottore è un incrocio tra Einstein e SuperPippo - non si vede ancora l'embrione, ma sembra che proceda tutto bene. Devo rifare l'eco tra due settimane. Che palle!


Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.