La carta d'identità di Piccolè a un mese: she's got a ticket to ride


C'è scritto: statura 59 centimetri. Capelli castani. Occhi azzurri. Le voci "stato civile" e "professione" sono rimaste bianche. Del resto, cosa avremmo potuto mettere: ciucciatette full time? Pigrona a tempo indeterminato? Tap model? Drama queen? Piccolé ha fatto la sua prima carta d'identità e io mi sono commossa. È da quando ho scoperto di aspettare un bambino (e anche prima) che immagino di viaggiare insieme. Ora finalmente stiamo per farlo, mancano solo poche settimane. Abbiamo escluso le mete troppo lontane, troppo calde, troppo rischiose e preso i biglietti. Ora ci rimane solo da partire.




ps Prego apprezzare il coraggio con cui pubblico un video dei Beatles nonostante l'avversione di A per gli "scarafaggi di Liverpool" e la sua nota tolleranza musicale.

Il tiralatte e l'Inquisizione spagnola



Non mi stupirei di trovare in qualche museo sulla stregoneria o sulla storia della tortura un imbuto di plastica dal bordo acuminato attaccato a un piccolo serbatoio. Risponde all'innocuo nome di "tiralatte" ma farebbe la sua figura al fianco di gogne, fruste, sedie spinate e altre invenzioni dell'inquisizione.

Il seno della malcapitata che viene sottoposta al tiraggio infatti viene inserito nell'imbuto. A questo punto un motore dal suono (e probabilmente la potenza) di un aspiratore industriale ne risucchia il capezzolo spremendo e spremendo fino a farne sgocciolare fuori il latte tra rumori infernali. La poveretta, a quel punto, è pronta ad abiurare.

Sono ai primi tentativi, e non pensavo sarebbero stati così complicati. Insisterò perché il tiralatte mi serve se voglio allontanarmi da Piccolé senza smettere di allattare per andare a lavoro, a un'uscita con le amiche o un cinemetto. È (a modo suo) uno strumento di emancipazione femminile, ma anche un aggeggio diabolico. Secondo me l'ha inventato un uomo.

La fuggiasca


Ricercata giraffa arancione con le corna turchesi. Il soggetto, conosciuto con il nome in codice Raffa,  è evaso dalla casa famiglia Dangefò dove era affidato ai servizi sociali. Si presuppone sia diretto al Sud in fuga dalla pioggia. Al momento della scomparsa indossava solo un poncho multicolore e un fiocco rosso. Attenzione alle apparenze innocue, è pericoloso e ha precedenti per spaccio di latte materno (di cui mantiene l'odore). Segni particolari: orecchia destra decisamente sbavazzata.
Ogni informazione utile al suo ritrovamento sarà ricompensata.

ps Questo cartello era già pronto per essere affisso nel quartiere quando la fuggiasca, dopo tre giorni di ricerche, è stata ritrovata. Il pathos era cresciuto al punto che "È saltata fuori?" era la prime domanda di A. al telefono e, quando ho proposto di ricomprarla, mi ha risposto sconsolato: "Ma non sarà la stessa!": Raffa Giraffa è stata infatti il primo pupazzo di Piccolé e ci siamo molto legati. È ricomparsa all'improvviso, molto nascosta sotto il materasso del lettino (dove avevo già guardato): sentiva la mancanza della bambina e ha deciso di tornare?

Giramenti


Girare la testa, sia a destra che a sinistra, con una certa maestria. E' l'ultima conquista di Piccolé, e la riempie di soddisfazione. Sorride di gusto e non fa che ballonzolare il capoccione da una parte all'altra, sembra certi indiani quando annuiscono. 

Questo Grande Progresso ha portato altre novità:
  1. ora si ipnotizza a fissare la poltrona a righe anche quando non è sulla poltrona a righe,
  2. si diverte a seguire i movimenti dei suoi piedi a lungo e con il massimo interesse,
  3. ti fissa con i suoi occhioni poco persuasi qualunque cosa tu stia facendo come a dire: che mi combini stavolta?
  4. passa dal flirtare con Pier Coniglio a farlo con Compagna Percorella o con Raffa Giraffa con sconcertante rapidità,
  5. e imbruttisce il Nemico (l'amplificatore del pc) da molte posizioni diverse, grazie anche alla nuova vista da falchetto.
Adesso che domina la "tecnica" resta da imparare quello che rende grandi: non voltare la testa dall'altra parte.

Una donna in "corriera"



- Insomma, quando ti riavremo con noi? -
- Pensavo all'inizio di febbraio, quando lei compie quattro mesi. -
- Bene, goditi tutte le feste per bene e poi ci sentiamo. -
Ecco, è in quel momento esatto che il tempo ha iniziato a correre e mi sono accorta che Natale è in arrivo. Sono quasi a metà strada: dei quattro mesi di congedo con Piccolé ne è già passato uno e mezzo e ancora non riesco a staccarmi da lei per più di cinque minuti. La vedo durissima.

Oggi mi sono affacciata in redazione per dare un segno di vita e presentare la pupa ai colleghi. Sono uscita dalla tuta e rientrata (con una certa soddisfazione, visto che mi entrano di nuovo dopo la gravidanza) nei pantaloni da lavoro, ho messo un po' di trucco e infilato il trench da combattimento. Non si può andare fin là in macchina - è in centro che più in centro non si può - e così ci siamo avventurate in autobus: io, lei, la carrozzina, due vassoi di pizzette, la borsa termica con lo spumante, bicchieri, tovaglioli, giornale e ombrello perché il cielo non prometteva niente di buono. Poi mi sono ricordata di quante scale ci sono in quel palazzo.

E proprio mentre affrontavo l'ultima rampa con la pupa in braccio da una parte, la carrozzina carica di cibarie dall'altra, il telefono tra i denti e la borsa termica a tracolla (nella mia migliore interpretazione di "Mamma peciona" nonostante il trench, il trucco e il vestito professional) ho incontrato prima l'amministratore delegato e poi - ops! - anche il direttore. Per poco non gli cadevo addosso.

Se sette ore vi sembran poche


La lotta è stata dura ma abbiamo vinto: dopo 34 notti di mobilitazione abbiamo conquistato (quasi) sette ore di riposo tra l'ultima poppata della notte (inizio ore 23.10) e la prima del mattino (5.50). 

Basta turni massacranti dalle 2 alle 5 am. Basta maratone notturne con pupa in braccio. Basta cambi-pannolino alla cieca per evitare di accendere la luce. Era un risultato inimmaginabile anche solo due giorni fa quando le trattative erano saltate alle 4 del mattino e per riportare la calma era stata necessaria una marcia di tre ore tra l'ingresso, la cucina e il soggiorno. 

Ringraziamo per il supporto la compagna Pecorella, Raffa Giraffa e Pier Coniglio e sottolineamo l'eroica resistenza di Piccolé, che ha tenuto duro nel sonno ad oltranza nonostante il diluvio universale, un pannolone da 5 kg e la goffaggine di mamma (che è inciampata nel lettino ben due volte). 

Il risultato di oggi rappresenta un passo fondamentale che ci batteremo per difendere e rafforzare ogni giorno. La lotta continua.

C, A e Piccolé Dangefò


ps Speriamochedurisperiamochedurisperiamocheduri!

Ora che sono grande



Ho un mese! Finalmente sono grande, ormai ho capito come va il mondo. Visto che la so lunga lo spiego anche a te.

Quando hai fame, chiama e una tetta arriva, è inutile sgolarsi, diventare viola e cercare di suicidarsi giù dalla sdraietta. Lei arriva.

Quando arriva è necessario attaccarla con una foga da Lo squalo 4 e annegare nel latte, così dopo un po' anche la fame cosmica passa.

Questo non succede se, invece che una tetta, stai ciucciando il naso di papà, ma mostrati lo stesso soddisfatta o ci rimane malissimo (lo stesso vale quando ti fa ascoltare i suoi "preziosissimi" vinili).

Quegli artigli che ti inseguono ovunque sono in qualche modo legati al tuo corpo e, so che sembra incredibile, ma con enormi sforzi puoi addirittura arrivare a controllarli (o quasi).

Il momento migliore per fare la cacca è durante il cambio del pannolino, quando stai con le gambe per aria (ti consiglio un angolo di 70-85 gradi per la massima potenza del getto).

L'amplificatore del computer è il nemico, è fondamentale fissarlo con odio ogni volta che sei sul divano a righe per tenerlo al suo posto.

Il mondo è un posto decisamente più interessante di come sembrava a prima vista.