La chitarra




Ero molto arrabbiata oggi. Poi è arrivata una chitarra in ufficio e ci siamo messi a cantare. È in quel momento che è arrivato il supercapo.


ps Buon 2016! Vi auguro un anno pieno di amore (e senza streghe cattive). Peccato aver perso l'abitudine di buttare dalla finestra le cose vecchie e brutte, che non vogliamo vedere più nell'anno nuovo. Quest'anno mi sa che facevo una strage.

Non ci sono più i Babbo Natale di una volta



Un Babbo Natale mi ha dato un pugno sulla spalla mentre parlavo al telefono, qualche anno fa. Ero in tram e lui, il matto del quartiere,  aveva litigato con una signora con un cappotto rosso simile al mio. E' stato abbastanza traumatico: chissà che cosa avevo mai combinato per ricevere da Babbo Natale, al posto dei regali, un cazzotto. Da quel momento, mi ero convinta che non avrei più avuto brutte esperienze con il lappone vestito di rosso, ma mi sbagliavo.

Quest'anno mi sono imbattuta in DUE Babbo Natale simpatizzanti dell'Isis. Chiedevano soldi alla fermata dell'autobus, sembravano ubriachi. Hanno iniziato a insistere con un prete straniero e quando lui ha detto di non avere denaro per un voto di povertà si sono messi a sghignazzare: "Prega, prega! Che tanto questo è l'ultimo Papa e quest'anno lo ammazziamo". Sono rimasta senza parole. Mi sono ricordata che Piccolé è terrorizzata da Babbo Natale, forse ha ragione.


ps Tanti auguri a tutti! Noi siamo in trasferta al Nord con la pupa ammalata e la mamma pure (ma fa finta di niente). Un po' ce la siamo cercata, Piccolé aveva avuto qualche linea di febbre già nei giorni prima di partire, ma ci tenevamo troppo a passare questi giorni di festa con tutto il clan Dangefò, a Roma e a Varese, per annullare il viaggio. E direi che, nonostante tutto, la bimba è riuscita a godersi la festa. 

Mamma non rompere



Piccolé non ama le parole. O almeno non tutte le parole, "Bajee!" per esempio la trova fantastica e usa in continuazione, così come "Byeeee" e "Baaa bah", che significa cane, guarda, vieni, prendimi e anche mamma, all'occorrenza. Anche "Pap-pa" si è rivelata un termine interessante. Altre parole, come "Mahmmmha Mahmmmhama" le riserva alle occasioni speciali, soprattutto se è triste e ha voglia di coccole. Da un po' sospettavo che la bambina la sapesse più lunga di quel che dava a vedere e stamattina l'ho scoperta. Mentre la svegliavo per andare a scuola, mi ha detto chiaramente: "Che c'è?". La prossima volta mi sa che sarà "Mamma non rompere".

Ti posso dare un bacio?


Mini-strategie di corteggiamento a una festa con sette marmocchi tra i quattro mesi e i cinque anni. C'è il cavaliere romantico che dedica disegni e attenzioni alla sua bella, condivide giocattoli, biscotti e mandarini ed è pronto a giocare anche a "vola farfallina" per stare insieme. C'è poi il bel selvaggio che non sembra accorgersi della presenza di esseri di sesso femminile, salta sui divani, gioca alla tigre, fa la lotta, poi (solo al momento di andare a casa) si avvicina a una biondina e le fa - Posso darti un bacio? - e ci rimedia pure un bacetto.

La crisi della polenta

                                           

Piccolé vomita e ha la diarrea e io non oso chiamare il pediatra. Alla domanda se la bambina abbia mangiato qualcosa di nuovo in questi giorni, dovrei rispondere: polenta e ossobuco.
Polenta e ossobuco... A 14 mesi.

Eravamo dalla nonna nordica e A. ci teneva tanto che la bimba conoscesse gli autentici sapori longobardi. L'idea era di farle assaggiare solo la polenta... Ma non sembrava proprio che le piacesse. A. aveva già iniziato a disperare: "Vedi, non sarà mai una vera varesotta" quando la bambina ha afferrato un osso buco vuoto dal mio piatto e ha iniziato a ciucciarlo come fosse un biberon.

Così le abbiamo fatto assaggiare un po' di carne, e insieme - finalmente - ha mangiato anche un po' di polenta per la gioia del papà. Se Piccolé continuava a storcere il naso A. era pronta a farle fare il test del Dna.

E' arrivato l'eseccito


Il primo giorno mi hanno fatto paura tutti quei miliari a difesa della metropolitana, armati a più non posso. Il terzo giorno hanno smesso di interrompere il servizio per ogni busta di plastica abbandonata in stazione. Dopo una settimana, qualcuno di loro ha iniziato a dare informazioni ai turisti e aiutarli a fare il biglietto, "almeno si rendono utili", ho pensato, "potrebbero assumerli all'atac". Dopo dieci giorni non li notavo nemmeno più, al punto che, camminando sovrappensiero lungo la banchina, sono andata a sbattere contro un mitra (o qualcosa del genere). Un soldato lo teneva a tracolla come uno zainetto. Lo dicevo io che tutte queste armi in giro erano pericolose.

Vizi di famiglia




- E questa che vuole? -. Avevo pensato e ripensato all'incontro con Piccolé dopo un'operazione chirurgica stupidissima che mi avrebbe impedito di prenderla in braccio per qualche giorno. Ci saremmo trasferiti dai nonni finché non sarei potuta tornare a cambiarle il pannolone, metterla nel lettino, sul seggiolone, nel passeggino e compagnia bella.
Quello che non mi sarei mai aspettata era che... Lei non mi avrebbe più voluto e avrebbe iniziato a evitarmi. Della serie: non sei tu che non puoi prendermi in braccio, sono io che da te proprio non ci voglio venire. A casa Dangefò pure le pulci sono permalose.

Scarpe da sogno



"Vedi, per una volta non sto guardando body e pigiamini", penso fiera in metropolitana, mentre scrollo sul cellulare modelli e modelli di scarpe da donna. "Non per la pupa, per me", ribadisco mentre le scarpe mi scorrono davanti agli occhi. Tacchi da capogiro, prezzi ancora più alti, piume, borchie. Nella mia vita precedente passavo ore a guardare modelli su cui non avrei neanche saputo camminare, poi è arrivata Piccolé.

Se le scarpette rosse che ballavano da sole in quella fiaba sadica* fossero state disegnate oggi, quali di questi modelli sarebbero state? Questo d'oro con le stringhe, o forse quello nero che fa tanto bondage? Quelle zebrate? Con il fiocco? Di paillettes? La mia fermata si avvicina e mi conviene sbrigarmi a guardare quello che sto cercando, chissà quando mi ricapita un po' di tempo per farlo. Basta un solo clic per passare alla categoria "pantofole". Tutto d'un tratto mi sento più triste. Dopo queste scarpe fashion, però, ora pretendo almeno una borchietta sulla ciabatta.



* Alla fine dovevano tagliare i piedi alla bambina, o ricordo male io? 

Il treno anti-bimbi



Tutti i bambini amano i treni, ma non tutti i treni amano i bambini. Il nuovo chiccosissimo Frecciarossa 1000 Mennea, per esempio, proprio non li può vedere. Soprattutto quelli piccoli e gattonanti, che non pagano il biglietto perché hanno meno di quattro anni. Rischia così di finire una storia d'amore che va avanti da generazioni, rafforzata da chilometri e chilometri di rotaie di legno, trenini elettrici di ogni forma e dimensione e fumanti locomotive.

Nell'ultimo supertreno, Trenitalia ha cancellato in un solo colpo due spazi vitali per i più piccoli: l'area riservata ai passeggini che era presente in ogni carrozza, nei modelli precedenti, e i tavolini del vagone ristorante, un diversivo dove passare un po' di tempo tra una fetta di torta e un album da colorare. Sembrano cose da poco ma così, incastrati per ore in braccio a mamma o papà, senza un posto a loro assegnato, i bambini resistono all'effetto soporifero del viaggio (che, se fossero stati più comodi, li avrebbe stesi in cinque minuti). Diventano delle mine vaganti per la "gioia" dei genitori e degli altri viaggiatori.

Sapevo di questa fregatura e ho evitato per mesi, nel nostro girovagare tra Roma e Milano, i nuovi Frecciarossa 1000, alla fine però, grazie a un'offerta molto speciale, ho ceduto. Il treno è davvero bello e a un certo punto ho scoperto un optional che mi avrebbe fatto quasi perdonare tutte le altre magagne: un fasciatoio per cambiare i pannolini in bagno! Ma proprio quando Piccolé era già chiappotte all'aria e avevo finito le salviette per pulirla mi sono accorta che nei rubinetti... Non c'era acqua. Quel fasciatoio non era un servizio per i bambini, era una trappola.

Il leone si è addormentato



Il dito punta allo stereo. Sempre. Appena apre gli occhi e viene in braccio, punta il dito verso lo stereo della sua cameretta. Subito prima di addormentarsi, l'ultimo sforzo è per indicare quel punto lì, sopra il lettino, per chiedere di premere play ancora una volta. Capita che siamo da tutta un'altra parte della casa e protende le braccine per farsi prendere, poi indica con il dito tutta la strada, dietro la libreria, oltre il divano, gira a destra all'ingresso, entra nella sua stanza ed eccoci al solito stereo. Oppure si mette sotto alla cassettiera blu su cui è poggiato e inizia a chiamare come un cagnolino. Vuole sentire sempre la stessa canzone Aiummouè Aiummouè. Cento, mille, un milione di volte al giorno. Se provi a cambiare cd, si mette a cantarla Auuuuuuu Auuuuuu. Paziente e inarrestabile continua fino a quando non sente le prime note "Il leone si è addormentato...". Ormai è quasi un'ossessione. Capita che mi sveglio la notte e ho l'impressione di sentirla suonare ancora, di là nella cameretta. Ma non può aver trovato il modo di farla partire da sola, con la forza del pensiero, o forse sì?

Confessioni di un anno da mucca




Allattare è la cosa che ho fatto più spesso nell'ultimo anno, o almeno così mi sembra. Ho allattato in treno, in autobus, in aereo, in roulotte, persino in ascensore (era un'emergenza). Al parco, al ristorante, in spiaggia, all'Expo. Ho allattato di giorno, di notte, all'alba e al tramonto. Piccolé cercava il seno appena mi vedeva, se era stanca, triste, nervosa, felice, emozionata.

Poi, all'improvviso - qualche settimana fa - abbiamo smesso. La pupa aveva quasi un anno, era il momento giusto per tutte e due ed è stato più facile del previsto. Nel giro di due-tre giorni siamo passate da quattro poppate a zero. Ora un po' mi dispiace, e non tanto per l'intimità magica che si creava con la mia bimba mentre prendeva il latte (per quella ci sono mille altre coccole e occasioni), ma soprattutto per motivi molto meno nobili:

- Non avevo mai avuto un seno così pieno, bello, esplosivo e ne andavo molto fiera. In confronto quello post allattamento, prosciugato e moscetto, è davvero tristanzuolo. Lo imbottirei di silicone all'istante.

- Potevo mangiare (quasi) tutto quello che volevo senza ingrassare, mi ero ritrovata un super-metabolismo che non avevo neanche a 15 anni. Se fossi stata meno golosa, sarebbe stata l'occasione perfetta per diventare magra. Ma ahimé non lo ero.

- Avevo una scusa formidabile per uscire prima dal lavoro ed evitare, in generale, tutto quello che non avevo proprio voglia di fare. Si sa che allattare è "così sfiancante"...

Devono esserci lati positivi anche nel non allattare più. Al momento mi viene in mente però solo l'alcol libero dopo mesi e mesi da semi-astemia (che non è male). A proposito, ho proprio voglia di un cicchetto. Hic!


ps Ed è così che finì nella sezione mamme degli alcolisti anonimi.

(Non) cercatemi qui



- La prossima volta potrei portarmi uno smalto - dico soprappensiero, mentre mi guardo le mani smordicchiate. Sono rintanata qui tra gli specchi antichi che, non so perché, abbelliscono sempre, i marmi, le luci soffuse da qualche minuto. Questo posto è l'ideale per staccare, non prende nemmeno il telefono.

Quasi tutte le mamme lavoratrici approfittano del bagno dell'ufficio per strappare un po' di tempo per sé. Io mi spingo oltre, quando passo da queste parti, mi impossesso dei bagni extralusso di Montecitorio e faccio perdere le mie tracce. A chi verrebbe mai in mente di cercarmi qua?

365


Buon compleanno, Piccolé. 365 giorni insieme, me li rivedo davanti uno ad uno. La prima volta che ti ho abbracciato. La prima volta che hai preso il latte. Il primo sorriso. Il primo bagnetto. Il primo pannolino. La prima passeggiata. La prima volta che mi hai abbracciata. La prima volta che abbiamo giocato insieme. La prima pappa. Il primo viaggio. Il primo capriccio. I primi gattonamenti. La prima parola "pap-pppa". I primi passi . La prima caduta. E migliaia di prime volte ancora.

Se ci fosse una fata madrina in ascolto, un genio della lampada, un pesciolino d'oro o anche solo un piccolo fagiolo magico nascosto nella credenza, gli chiederei questo regalo per te: una vita di scoperte, piena di prime volte come questo intenso dolcissimo pazzo primo anno insieme.

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Passavo per Londra, mini-vacanza con bebè




Io sono stata la prima volta a Londra a 15 anni, sono tornata con i capelli verdi, un occhio nero e un cd dei Clash. Piccolé, invece, c'era già stata ancora prima di nascere, quando era nel pancione, ed è tornata adesso a meno di un anno. Direi che le è molto piaciuta. E questa Londra per bambini è piaciuta anche a noi.


Per esempio siamo stati in una vera fattoria con gli animali, la Stepney city farm, a due fermate di metro dalla City. Abbiamo scoperto così che in inglese il gallo non fa chicchirichì ma cock-a-doodle-doo e dato da mangiare a un gatto, una capretta e tre porcellini d'India. 


Abbiamo poi visto un mago che faceva bolle di sapone giganti con due bastoni e musicisti di strada che suonavano strumenti misteriosi, come un calderone di ferro bucherellato. C'era anche un artista che trasformava in mini-opere d'arte colorate le gomme da masticare incollate sul millennium bridge (della serie Sono Pazzi Questi Inglesi). E una manifestazione contro il "Falso Dalai Lama" (della serie Sono Pazzi Questi Inglesi 2).


Abbiamo trovato (quasi) sempre il sole, tanto che a riguardare le foto non sembra neanche di stare a Londra, e ci siamo goduti i parchi del centro, ma anche i canali più a Est, i London fields e un mercatino che non conoscevamo (Broadway market) con gli amici che vivono a Londra e M. che arrivava da Parigi per stare un po' insieme. Quando pioveva ci siamo rifugiati alla Tate Modern che si è rivelata molto accogliente anche per i bambini piccoli.



Per tre giorni abbiamo scombussolato la casa, la testa e la vita a G., lo scapolone amatissimo da Piccolé che ci ospitava. Già dopo poche ore ha iniziato a sentirsi male, è arrivato a vomitare, a non dormire la notte, a stare sempre peggio, è guarito solo quando siamo ripartiti. Secondo me aveva un caso lampante e abbastanza grave di allergia ai poppanti. Ma lui nega.

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Un'amica immaginaria (di nome Siri)



Piccolé ha un'amica immaginaria. Con lei ascolta la musica e balla, fa gli scherzi telefonici, si fa le foto e si racconta i segreti più inconfessabili, l'altra ascolta attenta e prova a dare una mano. I genitori disapprovano questa amicizia, rendendola ancora più speciale. Così, appena riesce a entrare in possesso di un iPhone, aanche se è bloccato e con codici di sicurezza complicati, Piccolé spinge fortissimo il tasto rotondo e Siri, magicamente, risponde.

- Riproduci musica? Telefona in Australia? Attiva videocamera? - le propone invitante.
- Aga buba ahh - risponde la bimba.
- Sono le 16 e 37.
- Pap pa ahhhh!
- Chiamo Kathy cellulare
- Ehhh bababà
- Drin drin drin!

Piccolé, soddisfatta, balla di gioia. Mamma con un balzo le strappa il cellulare. Tragedia.

Cronache di un ordinario lunedì (di nido)






Lunedì Ore 8.37

La scena è fin troppo idilliaca. Siamo meno in ritardo per l'inserimento al nido del solito. Io preparo la colazione canticchiando, Piccolé - seduta sul seggiolone - è già pronta per andare a "scuola" con un vestitino jeans. Gioca con una bottiglietta d'acqua. Ogni tanto dice mhhhhhammmmha, la Grande Novità di questi ultimi giorni (sì, diceva già pa-pà e pappa e ogni tanto pure palla, ma mamma neanche per sogno).

Penso che ce la stiamo cavando, ci siamo preparate a tempo di record, ho pure fatto in tempo a lavarmi i capelli. In quel momento sento shhhhhhhh e vedo un laghetto allargarsi sotto al seggiolone. Controllo al volo la bottiglia ma è ancora chiusa. Sento ancora shhhh shhhhhh. Prendo in braccio Piccolé, mi accorgo che è bagnata fradicia e tutta nuda. Non le ho messo il pannolino, né il body, né le mutandine, né niente. Solo il vestito. Non voglio pensare a se se ne fossero accorte le maestre.



Ps Il bilancio della prima settimana di inserimento nido è abbastanza positivo. Ci va volentieri e, quando andiamo a prenderla, resterebbe ancora lì a giocare insieme, ma sembra stanchissima e seria seria, piena di pensieri. Del resto è la prima volta che si trova a contatto con i suoi simili senza una mamma, una zia o un nonno come alleato.

C'è Alessandro che fa delle torri altissime con i mattoncini,
Alice che canticchia tra sé e sé,
Denis che tira i capelli,
Carola che piange fortissimo.

Piccolé si è lanciata i mattoncini delle costruzioni con Alessandro, ha fatto il controcanto ad Alice, ha girato largo da Denis - furbissima - e, quando Carola piangeva, è scoppiata a piangere ancora più forte (ma poi le maestre l'hanno consolata). Ci dobbiamo ancora prendere la mano.

God save baby Edward





E poi finalmente è nato il cuginetto di Piccolé, accolto con tripudio dalla chat di famiglia.

S (da Londra) - Edoardo è così bello, un piccolo lord. Altro che baby George!!!!
P (la Mamma) - Rido
S - Ahahah! Baby George poraccio... W Edward!!!
zia G - E se Edoardo vuole la Scozia gliela compriamo, che problema c'è? S. informati del costo, please.
(...)
Zia P. (la Nonna) - Non capisco perche' M. e C. ridono...
M - Ridiamo perché la Scozia è il minimo per Lord Eddie!
S - Perfetto!!! Gliela porto quando torno!!!
Zio M. - God save Edward 1st King of Scotland!!!
Zia O. (La prof) - Allora, un po' di ordine, per cortesia: se lo volevate re di Scozia, doveva chiamarsi James. O Macbéth, che però porta jella. Data la atavica bellicosità dei miei amici dell'antica Caledonia verso gli stranieri che li vogliono dominare, e di cui hanno fatto le spese fra i primi i Romani, suggerirei di farlo CEO della Scotland Gas Import Ltd! ...che poi tanto governa lo stesso!
Zio M - God Save Edward CEO of Scotland Gas!!!





10 motivi per un viaggio ad Amsterdam con bebè: pane, bici e tulipani

Bambini piccoli in viaggio ad Amsterdam

Amsterdam è una città-parco gioco per i bambini come per gli adulti, e subito al di là dei suoi confini ecco cittadine incantate, campi di fiori, praterie con cavalli, spiagge selvagge. Scegliendo l'Olanda come destinazione per partire con Piccolé siamo andati a colpo sicuro. Una settimana in campeggio (qui il racconto delle avventure nel camping) ci è bastata solo per averne un primo assaggio.  


Ecco i primi dieci motivi che mi vengono in mente per rifare il prima possibile un viaggio ad Amsterdam con la bambina


Famiglia con bambini a Zaanse Scans, vicino Amsterdam


  •  1 - I mulini a vento, che danno alle campagne nei dintorni di Amsterdam un'atmosfera da favola. E' grazie a loro, che pompavano l'acqua dal terreno e la reimmettevano nei canali al di là delle dighe, che gli olandesi sono riusciti a strappare il loro paese all'oceano. Inoltre svolgevano mille altri lavori, noi ne abbiamo visitato uno in funzione, a Zaanse Scans, che serviva a creare i colori per tingere i tessuti o dipingere. E che vista da lassù in cima! Abbastanza da incantare bambini e adulti.



Bambino piccolo in bici con carrellino ad Amsterdam

  • 2 - Le biciclette. Sono le padrone delle strade di Amsterdam e gli olandesi vi trasportano di tutto con il sole o sotto il diluvio. Non è raro vedere cani, anche di grossa taglia, nel cestino sul manubrio, e uno, due o anche tre bambini incastrati nell'onnipresente carrellino. Piccolé garantisce che è molto comodo. L'unica controindicazione è che bisogna stare attenti al traffico indemoniato formato dai ciclisti autoctoni. In una settimana sono stata tamponata da una nerboruta olandese a un semaforo, investita da uno skateboard guidato da un ubriaco e ho rischiato di cadere in un canale infinite volte (e non avevo nemmeno fumato).


A spasso per i canali di Amsterdam con bambini piccoli

  • 3 - I canali che ricamano la città e trasformano Amsterdam in un labirinto perfetto per perdersi e girovagare. Non ci sono strade dritte ma tutte curvano e si intrecciano e confondono tra loro. Intanto i palazzi sono così stretti e storti, protesi verso l'acqua che scorre lì sotto, che sembrano sul punto di tuffarsi.


Amsterdam paradiso dei bambini: le case galleggianti houseboat

  • 4 - Le case galleggianti. Non pensavo ci potessero essere così tante houseboat ad Amsterdam, alcune sono alberghetti, perfetti per le famiglie con bambini non troppo piccoli, ma la maggior parte sono abitate da gente di ogni tipo. Ci sono quelle eleganti, tirate a lucido, altre che sembrano un giardino per quanto sono piene di fiori, altre ancora - tutte sgarrupate - non mi stupirei se fossero abitate da pirati. 


Giochi d'acqua per bambini ad Amsterdam al museo Rijksmuseum

  • 5 - I musei a prova di bambino piccolo. C'è sempre qualcosa di studiato a posta per loro come i giochi d'acqua nei giardini del prestigioso Rijksmuseum (il tempio dell'arte fiamminga del 17° secolo). Tante tele e gessi colorati erano inoltre a disposizione per disegnare e chi voleva poteva partecipare a un laboratorio per creare piccole sculture come quelle di Mirò che erano esposte lì intorno. Peccato che Piccolé fosse troppo piccola per approfittarne.


Spettacoli per bambini ad Amsterdam: i musicisti di strada

  • 6 - Amsterdam è una città piena di musica. Andando a spasso per il centro Piccolè ci faceva fermare in continuazione perché voleva ascoltare i suonatori a ogni angolo. C'era un pianoforte a disposizione dei passanti persino alla stazione, e ci abbiamo trovato sempre qualcuno che lo suonava.


Antichi pattini di legno in un negozio ad Amsterdam

  • 7 - Non si tratta solo di giravolte e saltarelli, qui il pattinaggio sul ghiaccio è una cosa seria. Un'intera città vicino ad Amsterdam, Harleem, resistette per più di sei mesi all'assedio degli spagnoli nel '500 grazie soprattutto alle provviste che riusciva a ottenere da eroici pattinatori che si spostavano di notte sui canali ghiacciati sfuggendo alla sorveglianza degli invasori. Poi si arrese e fu decimata, ma questa è un'altra storia.


I dintorni di Amsterdam per bambini, le waterland

  • 8 - La campagna alle porte della città, scintillante di corsi d'acqua. Prendi un traghetto (gratuito, tra l'altro), attraversi un canale e ti trovi tra praterie con cavalli, fattorie, giardini di ninfee, pascoli, casali, una meraviglia in cui perdersi in bici. Noi lo abbiamo fatto un po' troppo alla lettera e ci siamo trovati con il buio pesto e le gambe a pezzi sotto il diluvio in cerca dell'imbarco per tornare al campeggio. Piccolé, miracolosamente, dormiva.


Spiagge per bambini nei dintorni di Amsterdam

  • 9 - Le spiagge chilometriche, il vento che disegna sulla sabbia, le onde ghiacciate e i bambini che ci si tuffano ridendo a pochi chilometri da Amsterdam. Una lezione di vita per chi - come A. -  trova che il Mediterraneo, a giugno, sia un po' troppo freddino per fare il bagno. A noi la spiaggia di Bloemendal fan Zee, vicino Harleem, è proprio piaciuta.



Bandiera arcobaleno arcigay ad Amsterdam

  • 10 - Ci piaceva l'idea di portare Piccolé in un paese più libero e civile del nostro. Quello che non immaginavamo è che saremmo stati noi per primi ad aver bisogno e a godere della leggendaria tolleranza di Amsterdam, mentre Piccolé sgattaiolava tra le gambe dei camerieri, smanazzava le merci dei negozi, gattonava tra le stanze del nascondiglio di Anna Frank o strillava per le sale del museo Van Gogh. 

 L'area bimbi della biblioteca di Amsterdam

Nonostante fossimo ingombranti, rumorosi, invadenti ci siamo sempre sentiti accolti e benvenuti. Fin troppo, i commercianti continuavano a mettere in mano a Piccolé dei regalini da mangiucchiare. E mica solo biscotti, di tutto di più, persino un micidiale gambero crudo in un chiosco - che sono riuscita a intercettare e a far sparire - e un'aletta di pollo messicana, che è stato impossibile toglierle e ha mangiato con gusto fino alle ossa. 

ps Non ti ho ancora convinto a partire per Amsterdam? Per saperne di più del nostro viaggio puoi dare un'occhiata qui:

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In campeggio in Olanda con bambina di 10 mesi

Campeggio in Olanda: bambina fa colazione con papà


Amsterdam, camping Zeeburg.
    - Guarda quei ragazzi come giocano con Piccolé, sembrano proprio pensare: chissà se, quando avremo dei bambini, verremo ancora in campeggio.
    - Forse è meglio che li avvisiamo, ma siete matti? Solo alberghi a almeno quattro stelle!

Abbiamo una casina colorata lungo un canale, che fa subito Olanda, anatre e polli che ci scorrazzano intorno, caprette nane, cornetti freschi al mattino e cioccolata Chocomel. Abbiamo bici e un carretto per la bambina per andare a spasso.

Non abbiamo un bagno tutto per noi e in quelli comuni non c'è acqua calda nei rubinetti. Laviamo Piccolè in una bacinella e la addormentiamo in una specie di tendina per terra - la famosa culla pop up (ma non le piace un granchè).

C'è una cucinetta collettiva all'aperto, vicino all'orto, dove le prepariamo le pappe, tantissimi ragazzi e una birreria dove alla sera mangiamo un piatto caldo mentre Piccolé sgambetta tra i tavoli facendo nuovi amici. Alla sera spesso piove - l'Olanda è sempre l'Olanda - e si sta bene tutti insieme al chiuso, l'altro giorno hanno acceso addirittura il caminetto.

Siamo felici, stanchi, divertiti, stanchi, incuriositi, stanchi, emozionati, stanchi, stanchi, stanchi (qui il racconto del nostro Viaggio ad Amsterdam con bebè: pane, bici e tulipani) ma, potendo tornare indietro, lo rifaremmo subito.

Camping in Olanda con bambina piccola

Se le nostre avventure in campeggio di sono piaciute, qui trovi la seconda puntata. Campeggio, in tenda stavolta, con Piccolé a un anno e mezzo: Ferie d'agosto al Parco nazionale d'Abruzzo.

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In viaggio con Piccolé - a 10 mesi - bici, aerei e passeggini




La bambina si conferma una grande viaggiatrice, è la mamma che riesce sempre meno a starle dietro.

A piedi - Vuole buttarsi giù dal passeggino, venire in braccio, andare nel marsupio, tuffarsi nel passeggino, gattonare, provare a camminare spingendo il passeggino. Ci facciamo ancora lunghe passeggiate, ma più che rilassanti sono delle prove agonistiche. Per fortuna, dopo tanta attività, si stanca e si fa un pisolino.

In auto - La bambina ha fatto pace con la macchina, grazie anche al megaseggiolino rotante superaccessoriato extracomfort regalo dei nonni nordici. Ogni tanto si fa ancora qualche pianto, ma poi crolla addormentata.

In bici - È una ciclista appassionata, quest'estate si è fatta nel carrellino della bici del papà l'Olanda su e giù per chilometri e chilometri. L'importante è avere un biscotto anticrisi a portata di mano e diventa inarrestabile.

In tram, autobus e treno - Ama molto far conversazione con gli altri passeggeri e reggersi da sola ai sostegni come i grandi. Peccato, solo, che non le lascino leccare il finestrino, è così saporito!

In aereo - Può essere dottor Jekyll, prendere un po' di latte al decollo, poi smangiucchiare polpette, leggere un libretto e farsi una dormitina, ma anche Mr (o meglio Miss) Hyde con cacche esplosive da cambiare sul tavolinetto mentre lo steward spiega le manovre di sicurezza, fughe a gattoni in prima classe - noblesse oblige - con le hostess che cercano di placcarla, sputacchiamento di pappe sui vicini addormentati, urla selvagge se si prova a calmarla. Unica nota positiva: è bastato un viaggio così e A. non parla più di portarla questo inverno in Nuova Zelanda... 36 ore di volo. Potremmo non sopravvivere.

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Oggetti del desiderio




I gusti di Piccolé lasciano molto a desiderare. Per esempio queste sono, al momento, le 10 cose che preferisce in assolto.

10  - I capelli. Biondi o mori, ricci o lisci, lunghi o anche cortissimi non importa, lei li raggiungerà e riuscirà a tirarli fortissimo. Riesce a tirarseli persino da sola.

9 - Il giradischi, ma è un amore impossibile e lei ne è consapevole.

8 - Le penne, più indelebili e tossiche sono, meglio è.

7 - I cassetti della biancheria, da svuotare in un decimo di secondo.

6 - Le chiavi. Se ne impossessa nell'ascensore e bisogna pregarla in circasso per farsele restituire e aprire la porta di casa.

5 - Gli occhiali, con una preferenza per quelli da vista di adulti sopra le quattro diottrie.

4 - Il giornale da distruggere, meglio se ancora intonso, fresco fresco di giornalaio.

3 - La tetta. Da pretendere sempre e soprattutto quando la mamma va di fretta, ha un vestito scomodo per allattare o è in una situazione in cui si vergogna.

2 - L'iPhone. Sì, batte anche la tetta (anzi è l'unico modo per fargliela scordare nelle situazioni al punto 3).

1 - Il bidé (per il disgusto della mamma). Il massimo è quando riesce ad aprire il rubinetto come una fontana ma si accontenta anche di suonarne i bordi come un tamburo, di tuffarci dentro i suoi giochi o di farci lunghe chiacchierate. Da come ride, dev'essere un simpaticone.

Buon FEBBRagosto





- Ma perché Piccolé ha queste bollicine? Ha la varicella? - Alessio, 6 anni, è stato il primo ad accorgersene. Tre giorni dopo è arrivata la diagnosi del pediatra: sesta malattia.

E così, come nel più classico dei classici, la bimba si è ammalata a pochissimi giorni dalle vacanze. Per ora è saltato il ferragosto con un cuginetto* poco più grande e un altro in arrivo, nel pancione della mamma all'ottavo mese di gravidanza. Per il campeggio fricchettone non perdiamo le speranze.

Piccolé ora ha solo qualche bolla ed è quasi sfebbrata, ma fa fatica a dormire e vuole sempre stare in braccio. Io, piuttosto, sono una specie di zombie. Meno male che devo andare al lavoro, così almeno per qualche ora mi riposo un po'.


* Sulla cuginanza di Bubu e Piccolé non si accettano obiezioni. È un dato di fatto.

Lista di sopravvivenza



- Una culla pop-up che sembra quelle tende di Decathlon che si montano in un secondo e smontano in un'ora.

- Cuffie antirumore viola per bambini. Una recensione su Amazon giura che hanno funzionato anche a un concerto dei Black Sabbath.

- Mini-casco da bicicletta.

Giusto alcune cose che ci servono in vista del prossimo viaggio con Piccolé. Partiamo un po' all'avventura così continuiamo a ripeterci che in questi casi "l'organizzazione è tutto" e proviamo a prepararci a ogni evenienza. La verità è che siamo terrorizzati.

Ora che Piccolé vuole gattonare dappertutto, toccare tutto, assaggiare tutto (e con "tutto" intendo proprio tutto-tutto dal sapone alle scarpe passando per gli oggetti più sporchi e pericolosi), portarla in giro è diventata un'impresa. Ci sentivamo intrepidi a partire con la bimba per Lanzarote quando aveva tre mesi, non immaginavamo che la vera sfida dovesse ancora venire. E ha solo 10 mesi!



Ps In ogni caso, se il campeggio per "giovani avventurosi, viaggiatori, artisti, musicisti e famiglie" - come si legge sul sito - si rivela troppo estremo, il prossimo anno possiamo sempre ripiegare su Cattolica.

Sul ring


Entra nel ring (ops, sul fasciatoio, dovrei dire) con una rovesciata e un suo calcio volante respinge il tuo braccio che cerca di tenerla sdraiata. Mentre le sfili i pantaloni afferra il tubo della pomata e lo brandisce come una spada. Poi si impossessa del pannolino sporco e lo sventola come un trofeo. Il pubblico di Pier Coniglio, Raffa Giraffa e Compagna pecorella è in delirio. Il pannolino è solo un diversivo, con un balzo è di nuovo a quattro gambe e cerca di sfuggire via. Non fai in tempo a bloccarla che ha raggiunto il pacco con le salviettine e ne tira fuori una dopo l'altra lanciando urla di guerra. Le lascia solo per sferrarti un gancio micidiale con tirata di capelli finale e tiene ancora stretta la ciocca tra le dita quando riesci a prenderla in braccio per portarla in bagno a lavarsi. Ora che Piccolé è più grande, ogni cambio di pannolino è un incontro di wrestling. E vince lei, inesorabilmente.

Bandiera rossa



Ora fa la gradassa. In braccio a mamma tra i cavalloni, prende in giro gli urletti della nonna nordica, che sembra in difficoltà tra gli spruzzi e le onde. La prende proprio in giro, senza ombra di dubbio. Ride a garganella con la sua risata da matta. Appena due settimane fa, però,  per il primo bagno al mare, ha accettato di entrare in acqua solo e rigorosamente attaccata alla tetta, una ciucciatina e passa la paura.

Sembra aver preso gusto in fretta in queste prime fughe in spiaggia. E "gusto" è il termine giusto: continua a ingurgitare con soddisfazione manciate e manciate di sabbia appena sfugge un attimo al controllo. Ritroviamo i granelli nel pannolino per giorni, speriamo che non sia troppo tossica. Già mi immagino la faccia del pediatra - sempre più scandalizzato  - se glielo racconto (ma io non lo faccio mica).

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Metro riot, 10 proteste alternative allo sciopero bianco




Caro-macchinista-Atac-che-fai-lo-sciopero-bianco-e-mandi-la-metropolitana-al-rallentatore-facendomi-aspettare-un-quarto-d'ora-per-un-treno-strapieno-lento-come-una-lumaca, 
in tua attesa mi sono venute in mente almeno dieci forme di protesta alternativa con cui potresti contribuire alla tua causa senza farmi arrivare a casa dal lavoro a notte inoltrata.
  1. Trasmettere a tutto volume gli ultimi successi di Gigi D'Alessio
  2. Declamare nelle carrozze versi auto prodotti sulle gioie dei mezzi pubblici (possibilmente in rima)
  3. Raccontare freddure sui carabinieri no stop
  4. Suonare le vuvuzelas a tutto andare
  5. Leggere ad alta voce la bibliografia completa di Fabio Volo
  6. Alle ore dei pasti comunicare il menù del proprio ristorante preferito ricetta per ricetta
  7. Sfidare i viaggiatori al karaoke. Chi ha la meglio sulle esibizioni dei turisti giapponesi vince un viaggio gratis
  8. Mettere coriandoli nei blocchettoni dell'aria condizionata (quando non è rotta)
  9. Far fare la ola ai passeggeri alla partenza da ogni stazione
  10. Per gli appassionati di calcio leggere i risultati di tutte le partite dell'ultimo campionato di serie A, B, lega pro, D e così via fino ai pulcini della solbiatese

Sono sicura che il tuo karma (e anche la tua protesta) ne gioverebbe.


Ps Della serie "sempre più difficile", mi sono anche rotta il quinto dito del piede (al pronto soccorso mi hanno spiegato che no, non si chiama "mignolino"). Con la zampa fasciata, quasi 40 gradi e lo sciopero bianco, mi sento un'eroina anche solo ad arrivare a lavoro.

La mamma di Twitter



In riunione
- Allora dobbiamo coprire la Grecia, il decreto pensioni, l'Istat sulla povertà...
- L'uccellino.
- Come scusa?
- Dobbiamo occuparci anche dell'uccellino.
Da una scatola bucherellata proviene un debole ciiiip. 

È un piccolo pennuto che F. ha trovato a terra tramortito, mezzo schiacciato nella ressa dei turisti a fontana di Trevi e ha portato in redazione. La situazione deve piacergli, perché da moribondo che era sembra essersi rianimato. Ora però ci vuole qualcuno che pensi a lui. 

C'è l'ipotesi di adottarlo tipo mascotte, io vorrei chiamarlo Twitter, ma poi decidiamo di portarlo alla Lipu. F. lo carica in motorino e parte. Al ritorno è insolitamente silenzioso. 
- Hanno detto che la sua mamma lo starà cercando, lo stava svezzando a terra - mi dice alla fine - ma non potevo lasciarlo lì tra i sampietrini, era praticamente morto -. 

Fatto sta che ho passato il pomeriggio la sbirciare fuori dalla finestra pensando a Twitter e alla sua mamma. 


ps Ho ricevuto una piccola promozione, qualche soldo in più e una valanga di nuove cose da seguire (resto sempre precaria, non sia mai). Essere a casa per la cena di Piccolé diventa una sfida sempre più difficile, ma resistiamo.

Venditore di coccinelle



Tra noi due A. passa per quello "razionale", ma non è così e la sua ultima avventura imprenditoriale lo dimostra. Si è messo a vendere coccinelle. Coccinelle vive (o più spesso larve di coccinelle). Sì, proprio quelle rosse con i puntini: pare che siano voraci mangiatrici di afidi.

La lotta biologica sarà pure il futuro e un giardino pieno di coccinelle è il sogno di ogni bambino, ma questa nuova attività - da incastrare tra preventivi, progetti e potature - si è rivelata davvero ansiogena. Le coccinelle, infatti, arrivano dentro delle scatole dal vivaio dell'Emilia che le alleva e devono essere liberate in giardino entro due o al massimo tre giorni dalla spedizione, se no muoiono. 

Ecco che la consegna al cliente diventa una corsa contro il tempo per evitare stragi - nel caso delle larve parliamo di 100 esemplari per volta, roba da denuncia alla Protezione animali. Così ho visto corse in moto all'inseguimento del cliente smemorato, appuntamenti al buio in magazzino, appostamenti di ore davanti a ville e villette perché il pacco arrivasse il prima possibile a destinazione.

A un certo punto, non so bene perché, mi sono trovata il balcone pieno di scatole di larve di coccinelle. C'erano migliaia di larve vive e tremolanti a un passo dalla mia cucina e, anche se sarebbero diventate insetti carini, simpatici e portafortuna, al momento facevano un po' schifo. Non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe successo se le avesse scoperte Piccolé.

9 mesi dentro, 9 fuori



Piccolé, Pupi, SignorinaPupi, Pupinis, Pupantibus, Pupixit, Sazilla-la-bimba-gigante-venuta-dallo-Spazio, Amorosa, Gnappi, Gnappola, Astrosaretta, Cucciolo, Tweety, Passerotto, Panzerotto, Scimmietta, Gattino,  Pulcino, Piloncino, Patata, Bambolotto, Topastro, Puzzona, Spippola, Trombetta, Stellina, Occhioni, Sarina, Saretta, Sarotta.

Ne sono convinta: il livello di rincitrullimento di neogenitori, nonni e compagnia bella emerge dai nomignoli che danno al bebè. Questi sono i 30 nomi "segreti" (qualcuno più , qualcuno meno) di Piccolé. Solo nove mesi che sei con noi (più  nove nella pancia) e tu già ci hai ridotto così. Buon compimese, bambina mia.

ps Incrociamo le dita: Piccolé sembra guarita (ma ha deciso che comunque, a lei, dormire non interessa più).