Splatter - dell'indistruttibilità della madre o l'ultimo supereroe

Mamma Ko


C'è stata quella volta che mi sono fatta un taglietto sul dito, a colazione, prima di prepararmi con Piccolé e di andare a scuola e a lavoro. Non era niente, ma dal polpastrello continuava a uscire sangue e noi eravamo in ritardo. Ho provato a tamponare la ferita con un po' di scottex, buttarci sopra dell'acqua ossigenata, arginarla con un cerotto e intanto togliere pigiamini e pannoloni, cantare canzoni, lavare denti e musetti, infilare calzini e scarpe. Si è fatto tardissimo, ho fatto un giro rapido per casa a pulire le macchie di sangue ma quando siamo rientrati con A. alla sera, sembrava fosse la scena di un crimine: tracce sanguinolente in cucina, sul pavimento del bagno e nel lavandino, sulla porta dell'armadio in cameretta.

La scuola nel bosco - pericolo cinghiali



scuola materna Leopardi

Ritorno alla scuola dove sono andata da piccola. Più di 20 anni passano in un secondo: le aule semi-nascoste nel bosco (un tempo ricoperte di amianto), i pini a perdita d'occhio (fino a coprire le antenne che sparavano onde elettromagnetiche a tutto spiano), i muretti di pietra su cui arrampicarsi, rincorrersi (e sfracellarsi), la terra polverosa con cui fare la "caccamolla" da tirarsi in terribili guerre tra bande. 


La scuola è diventata ancora più selvaggia, da quando sono andata via. Un tempo il pericolo peggiore erano le processionarie, che da bambini temevamo come branchi di lupi selvatici. Ora le belve sembrano arrivate davvero: "è stata segnalata la presenza di cinghiali" si legge in un cartello sul cancello della scuola che invita a non avvicinare o dar mangiare agli animali. E' davvero un posto pazzesco, nel bene e nel male.

Il bottino. Un portafoglio svuotato e l'indiziata numero 1

Il salvadanaio segreto della bimba

Arrivo alla cassa del supermercato e il mio portafoglio è vuoto. Non ci sono soldi, documenti, tessere varie né carte di credito. All'inizio penso a un ladro in palestra, perché ho il vizio di lasciare l'armadietto aperto. Abbandono il carrello vicino al mio cassiere preferito: - Nun te preoccupà, basta che prima o poi torni a pagare. Tanto qua è già il delirio. Dice che nei prossimi giorni nevica e si è scatenato il bordello. Una signora n'artro po' e me se comprava pure a me! - 

Voglia di neve

Neve nella campagna laziale 

Quest'anno ho voglia di neve. Tanta voglia di neve. Così quando la prima notte che abbiamo passato in campagna, nel viterbese, si è affacciato qualche piccolo fiocco, mi sono fatta prendere dall'entusiasmo. Quando poi al mattino abbiamo scoperto un velo bianco che copriva qui e là il prato e i campi non ho più resistito. Sono scappata fuori per giocare con Piccolé, che non aveva mai visto "la neve". Sono rientrata in casa un secondo dopo, mezza assiderata. Faceva troppo freddo per stare all'aperto. 

Non mi sono arresa e ho caricato tutta la famiglia in macchina puntando sul negozio sportivo più vicino. Ne sono uscita con guanti, cappello e tuta da sci per Piccolé e persino un piccolo slittino. Avremmo giocato con la neve a tutti i costi.

Allo specchio




Il papà apre la porta di casa. Piccolé, con il tono ammiccante di uno spacciatore gli fa: "Fai pipì, papà? Bella cacca? Vuoj?".

Poi mi porta una coperta e mi fa mettere a nanna. Con voce melensa mi dice: "Brava mamma, fai ninna". Un secondo di orologio dopo è tutta arrabbiata: "NANNA SUPPITO! SHHHH". Non ha finito di dirlo, che sorride di nuovo e mi manda un bacio della buona notte.