200 anni di bici: la mia vita in cinque biciclette

In bicicletta per i 200 anni delle bici



La bicicletta compie 200 anni tra pochi giorni, il 12 giungo 2017. Di questi due secoli ho condiviso con "lei" solo gli ultimi trenta anni, o poco più, eppure mi sembra di conoscerla da sempre. Se penso alla mia vita, la potrei raccontare con cinque biciclette. Eccole qui:
  • la prima mountain bike,
  • la bici rosa da "signorina",
  • la bici da corsa,
  • la bici "pegno d'amore" e
  • la bici per Piccolè. 


La prima mountain bike


Della prima bici di cui ho memoria ricordo bene, in realtà, solo il campanello a trombetta, scoperto la mattina di Natale tra le palle dell'albero. Non so quanti anni avessi, ma è uno dei primi ricordi natalizi che mi vengono in mente. Ce n'erano due - di trombette - una per me e una per mia sorella, e quando abbiamo guardato in giardino abbiamo trovato due biciclette fiammanti che ci aspettavano. Erano viola, mi sembra, tipo mountain bike, e noi non sapevamo andarci bene. Imparare a cavalcarle è diventato una questione di vita o di morte.


La bici da "signorina"


Poi è arrivato il momento di passare a una bici "da grande", alla fine delle scuole elementari, con una city bike Atala rosa e nera. Ricordo ancora che la venditrice mi aveva detto: - Questa ti dura finché non ti sposi - e, a me, era sembrato impossibile. Al momento più che pensare a delle future nozze, preferivo sfoggiare la mia bicicletta sul litorale laziale facendo le gare con gli altri ragazzotti della "rotonda". Una delle sfide era fare cerchi con la bicicletta sempre più veloci e sempre più stretti - una prova che dimostrava soprattutto la nostra raffinata intelligenza. I miei gomiti e le ginocchia ancora ne portano i segni.


La bici da corsa


Quando alla fine, una ventina d'anni dopo, mi sono sposata davvero, la bici da "signorina" esisteva ancora, come aveva promesso la commessa, solo che a quel punto la usava mia madre perché la sua bici aveva fatto una brutta fine per colpa mia. Era un regalo di mio papà a mia mamma, una bicicletta da corsa leggerissima su cui aveva montato addirittura un contachilometri, per me il massimo della tecnologia a due ruote. L'avevamo portata in vacanza in Olanda, quando avevo 13 anni e stavo sviluppando quella passione per i viaggi che avrebbe caratterizzato gli anni a venire, e mi avevano permesso di usarla.

La bici rossa, leggera come il vento, mi sembrava il mezzo perfetto per partire all'avventura. La nostra storia d'amore però era destinata a finire drammaticamente quando, in fondo a una discesa, ho pensato bene di frenare solo con la mano sinistra. Ancora ricordo il volo tipo salto mortale e soprattutto l'atterraggio che mi ha spezzato la clavicola destra. Prima che mi raggiungesse il resto della famiglia, rimasta un bel pezzo di strada indietro, aveva fatto in tempo a formarsi un capannello di olandesi che avevano chiamato l'ambulanza e volevamo portarmi subito in ospedale senza sentire ragioni. Sono arrivati i miei appena in tempo per bloccarli (andavo davvero forte quella volta).


Un pegno d'amore


La quarta bicicletta risale all'inizio della storia con A., quando lui si era appena trasferito dal paese in cui era cresciuto a Milano, dove viveva con due studenti in quella che chiamavamo Casa Imbe. Io avevo deciso di regalargli una bici, ma ero davvero squattrinata in quel periodo, e così mi ero trovata - dopo aver girato i negozi di sport di mezza Lombardia - a seguire un tizio che aveva messo un annuncio on line nella sua cantina, quasi certa che si sarebbe rivelato un maniaco e mi avrebbe fatto del male. 

Il mio sprezzo del pericolo quella volta è stato premiato, il signore infatti voleva solo liberarsi di una bici da uomo rossa che a me sembrava stupenda, e me l'ha lasciata per pochi soldi. La sorpresa che volevo fare al mio futuro marito, in ogni caso, non è riuscita perché si trattava di una bici gigante, che non riuscivo a portare a casa in nessun modo. Così ho dovuto farmi venire a prendere in mezzo a un incrocio con una scusa e fargliela portare a lui.

Nonostante tutto, il regalo deve essergli piaciuto perché quattro anni dopo, quando anch'io mi sono trasferita a Milano per vivere insieme, una bicicletta è stato il primo dono che mi ha fatto. Era una bicicletta artigianale nera, senza marce, dal sapore un po' vintage con cui è stato amore a prima vista.


La bici per Piccolè


Siamo arrivati così all'ultima bicicletta, che non è per me ma per mia figlia. Lei ha mostrato un amore per le due ruote fin da minuscola. Non aveva ancora un anno quando ha visitato Amsterdam e dintorni in un carrellino attaccato alla bici del papà. Poi c'è stato il seggiolino "da grandi" per le estati al mare vicino Roma e quelli un po' accroccati che abbiamo trovato in giro per il mondo. Ogni volta che monta in bici e lei è contenta, a condizione che non ci si fermi mai. Ora che ha due anni e mezzo è il momento per la sua prima bicicletta, un modello senza pedali, rimediato da degli amici, pronto per essere inforcato. Pensavo di farglielo provare proprio il 12 giugno, nel duecentesimo anniversario della nascita della bici, mi sembrava un bel modo di iniziare i prossimi duecento anni delle due ruote.


E per te, qual è stata la tua bicicletta del cuore? Commenta, chiedi, condividi! Il tuo parere è importante per me.


In bici con i bambini

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